La bagarre si scatena intorno alle 14: la Camera nella mattinata ha esaminato, votato e respinto le questioni pregiudiziali e sospensive di Lega Nord e Fratelli d’Italia sulle unioni civili, e anche una richiesta di stralcio di Forza Italia, i lavori procedono in apparenza snelli e spediti, quando il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi entra in aula, recita tra gli applausi della sua maggioranza la formula sulla questione di fiducia e va via, lasciando a twitter l’unico, laconico commento: "A nome del Governo, ho messo la questione di fiducia sulle unioni civili. Basta rinvii, questa è la volta buona". Per la precisione, la volta buona è domani: le dichiarazioni di voti inizieranno alle 12.30, la prima chiama alle 14.10, con il via libera definitivo previsto già per la sera o al massimo giovedì mattina.
Il testo, lo stesso già votato con la fiducia al Senato, introdurrà una serie di estensioni ai contraenti di una coppia civile dei diritti già riservati alle coppie etero, in particolare le pensioni di reversibilità, il diritto di subentrare al contratto di affitto, la comunione dei beni, le decisioni in materia sanitaria, congedi matrimoniali, assegni familiari e accessi alle graduatorie pubbliche. Sono rimaste fuori, già a Palazzo Madama, le norme sulla stepchild adoption, e anche l’obbligo di fedeltà, con la maggioranza che assicura come una riforma sulle adozioni sarà fatta in modo urgente con una legge ad hoc ("Molti avrebbero voluto che l’approdo fosse stato più coraggioso, con il matrimonio paritario e per i diritti dei bambini – aveva detto la deputata Pd Barbara Pollastrini – ma avremo modo per discuterne quando aggiorneremo la legge sulle adozioni perché assieme ai numeri limitati della stepchild sono in migliaia i minori ancora in attesa di tutela").
Ma è il modo, più che i contenuti, a far infuriare le opposizioni: "Questo è il Parlamento dei servi della gleba, che applaudono all’annuncio della fiducia nella speranza di essere ricandidati" tuona Massimiliano Fedriga. Ma anche fuori dal Parlamento già si parla di cosa comporterà la nuova legge, che a Roma diventa già materia di campagna elettorale, con Alfio Marchini che al forum dell’Ansa fa un’uscita forte: "Non ho nulla contro il riconoscimento dei diritti civili, ma non celebrerò unioni gay se dovessi vincere le elezioni". Al candidato indipendente, ma appoggiato di recente da Forza Italia, risponde Monica Cirinnà in persona: "Marchini vuole essere un sindaco che non rispetta la legge, un bel biglietto da visita. Le unioni civili, una volta approvate definitivamente dal Parlamento non sono derogabili per scelta politica". E Roberto Giachetti, candidato sindaco del Pd, gli si contrappone subito: "Marchini dice di essere contrario alle unioni civili. Io invece non vedo l’ora di votare la legge alla Camera".






























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