Un’auto da 18 milioni di dollari? È italiana – di Roberto Zanni

In arrivo c’è un appuntamento di quelli speciali. Riservato però solo a pochi. Quando? Il 6 novembre. Dove? A New York. Chi è interessato deve cercare la ‘Impressionist and Modern art auction’, un’asta di Sotheby’s, e già con questo nome può far capire di cosa si tratti. Una collezione di opere d’arte, 14 pezzi, il cui valore complessivo, una volta che il martelletto avrà finito di battere, potrebbe arrivare fino a 92,6 milioni di dollari, da una base di 64,5. Ci saranno lavori che portano firme da favola, da Mirò a Gris a Picabia. E non bisogna essere dei collezionisti o grandi esperti per avere un’dea del valore, non solo commerciale, che il 6 novembre si ritroverà in un angolo di New York. È una collezione che una famiglia europea, che vive in Svizzera, ha deciso di mettere in vendita, e un’asta del  genere porterà nella ‘Big Apple’ i grandi miliardari amanti dell’arte che sono sparsi nel mondo. Ma in mezzo a quei 14 pezzi unici, dal valore così esagerato, c’è ovviamente anche la grande star, un quadro che, al momento di essere messo all’asta, secondo gli esperti avrà un valore, autentico, vero, tangibile, che andrà dai 12 ai 18 milioni di dollari. Roba da far tremare i polsi. Ma ancora prima di svelare il quadro, per avere ancora un’idea più precisa della collezione che arriverà nella ‘Grande Mela’ per essere messa in vendita, si deve aggiungere che la famiglia, per ora anonima, che ha incaricato Sotheby’s della grande vendita, aveva come consigliere Alain Tarica, riconosciuto rivenditore d’arte di Ginevra, di quelli di altissimo livello, colui che aiutò Yves St. Laurent a creare la propria di collezione, rinomata in tutto il mondo. Già, ma stavamo parlando della grande star del 6 novembre, che poi non poteva che essere italiana.

Si tratta infatti di ‘Automobile in corsa’, uno dei quadri più famosi di Giacomo Balla, uno dei primi protagonisti del ‘divisionismo’ italiano, che si sviluppò nell’ultimo decennio del XIX e che ebbe come esponenti di punta i pittori Pellizza da Volpedo e Giovanni Segantini. Balla, nato a Torino il 18 luglio 1871 e morto a Roma l’1 marzo 1958, però divenne celebre soprattutto per essere stato uno dei firmatari del famosissimo ‘Manifesto’ assieme al padre del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti. E ‘Automobile in corsa’, opera datata 1913, appartiene proprio a questo periodo. In questo dipinto, come del resto in quasi tutte le opere di Balla che hanno stesso soggetto, il pittore abbandona ogni intento di rappresentazione mimetica della realtà, infatti nella sua opera non c’è traccia dell’auto e nemmeno di paesaggi, architettonici o naturali, che potrebbero fare da sfondo. Il vero e unico soggetto è infatti la corsa, la folle velocità, lo sfrecciare dell’automobile che all’epoca era ancora una grande novità. In questo modo Balla, riducendo la tavolozza a un monocromo nerogrigio-bianco, crea una intelaiatura di linee rette in fuga verso un unico punto, che si intrecciano e che alla fine suggeriscono la direzione, le curve e la velocità. Ecco allora che chi osserva il quadro si viene come a trovare al centro di questa azione complessa che ha come componenti, il rumore del motore, il movimento delle ruote e la polvere che stacca da terra al passaggio del bolide. Questo è il ‘Futurismo’ e pensando che l’idea, la creazione risale a esattamente un secolo fa, rende ‘Automobile in corsa’ ancora più spettacolare, ma, visto che si tratta di una bellezza unica e prorompente, finirà nella sala di Sotheby’s, destinata a un pubblico che, anche solo per esserci lì all’asta, dovrà avere tanti zeri nel conto in banca… Ma, fortunatamente, il bello che l’Italia in questo periodo, ma non solo, sta offrendo negli States, può essere davvero alla portata di tutti.

A Washington al ‘National Air and Space Museum’, è infatti ‘atterrato’ – se così si può dire – un pezzo speciale: il ‘Codice sul volo degli uccelli’, manoscritto di Leonardo Da Vinci, conservato nella biblioteca Reale di Torino, in tournée ora, con i suoi 18 fogli e una copertina rigida, che porta la data del 1505. È la seconda volta che il prezioso manoscritto arriva negli Stati Uniti e in questa occasione ci rimarrà fino al 13 ottobre e a Washington non si sono dimenticati di rammentare come Leonardo sia andato anche su Marte: un microchip con la scansione del ‘Codice’ ha fatto parte, se così si può dire, della missione della Nasa ‘Rover Curiosity’ sul pianeta rosso. "Così che possiamo davvero dire – ha sottolineato Charles Elachi del California’s Jet Propulsion Lab – che Leonardo è su Marte".