Tutta la verità sulla chiusura dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo – di Ricky Filosa

L’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo ha chiuso i battenti il 31 dicembre 2014. Gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana sono dunque orfani da oltre un anno della propria sede diplomatica tricolore. Carichi di rabbia come il primo giorno, i nostri connazionali continuano a sentirsi abbandonati a se stessi, lasciati al proprio destino da mamma Italia che a quanto pare non riesce a capire che i propri figli residenti oltre confine non valgono meno di quelli residenti nel territorio nazionale. Tant’è.

La notizia della chiusura dell’Ambasciata italiana nella RD l’abbiamo pubblicata su ItaliaChiamaItalia nel dicembre 2013. E per diplomatici e funzionari dell’ambasciata è stata una doccia fredda: non ne sapevano nulla nemmeno loro. Agli inizi di quel dicembre venne diffusa da fonti del ministero degli Esteri la lista delle ambasciate e dei consolati che sarebbero stati chiusi da lì a qualche mese: Santo Domingo non c’era, tra le varie città interessate. Quindici giorni dopo, però, venne fuori una nuova lista e questa volta Santo Domingo risultava presente.

Cos’è successo, in quelle due settimane? C’è chi dice che qualche genio del ministero abbia pensato di chiudere l’ambasciata per mettere fine a tutto quel caos, quella corruzione che dilagava, a quanto pare, all’interno della sede diplomatica. Vendita di visti a migliaia di euro, firme certificate in maniera fraudolenta, addirittura, negli anni, festini all’interno dell’edificio che ospitava l’ambasciata. “Se la sono cercata, noi chiudiamo tutto e così finisce la storia”, dicevano al ministero. Salvo poi trasferire gli impiegati in altre sedi diplomatiche in giro per Centro e Sud America, per cui anche i corrotti anziché essere cacciati sono stati inviati in altre zone del mondo. Quando si dice il buon senso…

Arriva il 2014 e la comunità italiana si mobilita. Prima di tutto lo fa il nostro giornale, ItaliaChiamaItalia, da sempre legato alla RD. E poi lo fa il MAIE, il Movimento Associativo Italiani all’Estero, che organizza da subito raccolte di firme online e sulla spiaggia di Boca Chica e Juan Dolio: quasi 4mila firme che poi sono state inviate al ministero degli Esteri. Il MAIE organizza anche una manifestazione, proprio davanti all’ambasciata, per protestare contro la chiusura (alcuni minuti della manifestazione nel video in questa pagina).

Mesi dopo si sveglia anche la Casa d’Italia (meglio tardi che mai) e comincia a farsi sentire su web e non solo. Così i connazionali della RD fanno rumore sui media locali e italiani, sui social network, mentre iniziano ad arrivare le prime interrogazioni parlamentari a Roma: il MAIE, ancora una volta in prima linea, chiede alla Farnesina quale sia la logica di sopprimere una sede diplomatica tanto importante, la maggiore nella zona di Centro America e Caraibi. Si fanno avanti uno a uno anche gli altri partiti: chiedono al ministero spiegazioni. La Farnesina che fa? Si nasconde dietro l’alibi della spending review, “questioni di bilancio”, assicurano. Ma la scusa non regge e su ItaliaChiamaItalia lo abbiamo dimostrato più di una volta, argomentando le nostre posizioni: chiudere l’ambasciata d’Italia a Santo Domingo costa più che lasciarla aperta. Non solo in termini puramente economici, ma anche sociali, culturali, politici.

Niente, il governo è sordo alle richieste della comunità italiana. Fino a quando un gruppo di connazionali decide di fare ricorso al Tar del Lazio contro la decisione del governo. E indovinate un po’? Gli italiani di Santo Domingo vincono la battaglia e il Tar in prima istanza annulla la decisione dell’esecutivo e ordina la riapertura dell’ambasciata. Il governo ha impugnato la sentenza, ovviamente: ha presentato ricorso a sua volta e vedremo come andrà a finire.

La versione ufficiale del governo resta quella dei tagli, una spending review che era stata già annunciata dal governo Monti ed è proseguita nell’applicazione da parte dell’esecutivo di Renzi. Altre versioni, come abbiamo raccontato, parlano di visti irregolari rilasciati da funzionari a dir poco troppo disinvolti. Irregolarità che sarebbero state denunciate dalla Spagna e poi scoperte anche dal nostro Paese. Certo è che la notizia della chiusura dell’ambasciata arriva sotto il governo Letta: alla Farnesina c’è Emma Bonino. Prima di lei al ministero degli Esteri c’era Giulio Terzi, ex ambasciatore a Washington, che con Monti premier era riuscito ad ottenere la sospensione delle chiusure di ambasciate e consolati. Dimessosi per la vicenda marò, Terzi lascia il posto a Bonino che di italiani nel mondo non ci ha mai capito molto. E i risultati si sono visti. Poi alla Farnesina arriva Federica Mogherini: Letta va a casa spodestato da Matteo Renzi – #enricostaisereno – e la speranza dei connazionali della RD si riaccende. Vuoi vedere che ora il governo capisce l’errore che sta commettendo e cambia idea? Proprio per niente: Mogherini in persona firma il decreto di chiusura dell’ambasciata d’Italia a Santo Domingo e il consiglio dei ministri presieduto da Matteo Renzi dà il proprio ok. La frittata è fatta. Compiuto il misfatto, Mogherini sparisce in Europa e il suo posto viene preso da Paolo Gentiloni. Che cosa cambia? Nulla. La sede diplomatica va soppressa.

Dunque l’unica verità possibile sulla chiusura dell’ambasciata d’Italia, oltre ai retroscena, oltre agli episodi di corruzione, è la seguente: il governo di Matteo Renzi ci ha tolto la nostra sede diplomatica. Non Monti, non Letta, ma Renzi. Un governo Pd presieduto dal segretario del Pd con una Farnesina targata Pd ci hanno portato via l’ambasciata. Perché le decisioni e le responsabilità sono sempre del governo in carica. Renzi avrebbe potuto fare marcia indietro, avrebbe potuto dire no, avrebbe potuto studiare meglio il caso e si sarebbe reso conto da solo che la chiusura dell’ambasciata di Santo Domingo era ed è una vera propria follia. Invece, nada de nada: noi italiani a Santo Domingo ci ritroviamo ancora oggi a fare salti mortali per rinnovare un passaporto, registrare la nascita di un figlio, o qualsiasi altra cosa abbia a che vedere con i servizi consolari. Siamo obbligati, per ricevere i servizi a cui abbiamo diritto, a rivolgerci all’ambasciata italiana a Panama, che ora si occupa anche di RD. Spendendo tempo e soldi. Come se fossimo tutti ricchi e nullafacenti.

Non è finita qui. Nei mesi scorsi è giunto nell’isola caraibica un senatore del Pd, tal Vincenzo Cuomo, mai sentito prima per quanto riguarda il mondo dell’emigrazione. “Incaricato dal presidente del Senato Grasso in persona di andare a vedere cosa succede nella Repubblica Dominicana”, è stato spiegato. Cuomo è venuto ai Caraibi, ha incontrato i connazionali, ha ammesso che dopo la chiusura dell’ambasciata è un caos totale, e se n’è tornato in Italia. Ha riferito al governo ciò che ha visto? Ce lo auguriamo. E’ servita ai connazionali la sua vacanza istituzionale nella Repubblica Dominicana? Lo speriamo. Certo è che di fronte alla sentenza del Tar il governo ha fatto spallucce e ha presentato ricorso. Ma allora? A che serve inviare un esponente Pd di un Senato Pd in un Paese dove governo e Farnesina targati Pd hanno commesso un colossale errore? Coraggioso Cuomo. Grazie, Cuomo. Ma la presa per i fondelli continua. La speranza però non muore.

Dalle parti di palazzo Chigi, contrariamente a quanto sta accadendo al ministro degli Esteri, qualcuno comincia davvero a grattarsi la testa e a chiedersi seriamente se non si sia commesso uno sbaglio e se sia il caso di rimediare. Soprattutto dopo l’intervento di una delegazione del Senato dominicano presieduta dalla presidente Cristina Lizardo durante l’ultima conferenza Italia – America Latina e Caraibi, svoltasi alla Camera qualche mese fa: anche il Senato dominicano ha chiesto all’Italia, pubblicamente, di riaprire l’ambasciata a Santo Domingo.

A Renzi e ai suoi consiglieri possiamo suggerire di non pensarci troppo: lo sbaglio c’è stato, l’ambasciata va riaperta. E se proprio l’Italia non desidera avere una presenza diplomatica di primo livello in territorio dominicano, beh, almeno vengano garantiti ai connazionali i servizi consolari. Alla comunità italiana interessa quello, in fondo. Di un ambasciatore che guadagna decine di migliaia di euro all’anno possiamo tranquillamente fare a meno. Giusto? Alla prossima puntata.

 Twitte@rickyfilosa