Tav, ancora scontri. Alfano: ‘si va avanti’ (VIDEO)

”Violenza allo stato puro”. Non usa mezzi termini Giuseppe Petronzi, dirigente della Digos torinese, per descrivere l’ennesimo attacco al cantiere del Tav a Chiomonte, in Valle di Susa. Il bilancio e’ di 16 feriti tra le forze dell’ordine (tra cui un funzionario di polizia con una spalla lussata e un militare dell’Esercito), sette arresti (nella rete anche il figlio di un giudice di Asti), due denunce a piede libero, una quantita’ di reazioni indignate dal mondo politico, i ministri Maurizio Lupi e Angelino Alfano che intervengono per affermare che ”lo Stato non si ferma e non si lascia intimidire”.

Gli esperti della polizia e dei carabinieri osservano che l’aggressivita’ e la capacita’ organizzativa dei dimostranti e’ cresciuta negli ultimi mesi e sottolineano che ”noi stiamo modulando di pari passo le nostre strategie”.

Questa volta i No Tav si sono mossi in 350 e, spiegano in Questura, senza nessuna intenzione di limitarsi a scandire slogan. Si sono divisi in vari gruppi: uno si e’ portato sulla vicina autostrada del Frejus e ha bloccato la carreggiata incendiando copertoni e masserie per impedire l’apertura di un varco di servizio, gli altri hanno provato ad avvicinarsi alle recinzioni da piu’ lati ma hanno trovato il dispositivo di forze dell’ordine schierato a protezione della cosiddetta ”zona rossa” tracciata da un’ordinanza prefettizia (e che domani i sindaci e gli amministratori della Valle di Susa proveranno a varcare come gesto simbolico).

”Cominciano i botti”, e’ stato l’annuncio dato in diretta dai No Tav sul web. Sassi, fumogeni, petardi, molotov e persino ”razzi – dice un inquirente – con 80 metri di gittata che permettono un lancio lungo e teso”. ”Abbiamo reagito solo dopo essere stati attaccati – spiega Petronzi – perche’ le conseguenze, per noi, potevano essere molto piu’ gravi”. Prima i lacrimogeni, poi un tormentato inseguimento per la boscaglia. Sul terreno sono rimasti bulloni, fionde, mazze, un’ascia, mascherine contro il gas, caschetti, un’ascia e scudi artigianali. Ma la lettura dei No Tav e’ diametralmente opposta: parlano di caccia all’uomo, di violenze ingiustificate da parte delle forze dell’ordine, di 63 feriti. La trentatreenne pisana Marta Camposana, una delle due persone denunciate, rilascia dichiarazioni in cui denuncia ”insulti, manganellate e angherie”. Gli arrestati, oltre a Ennio Donato, figlio di Francesco, presidente del tribunale di Asti (che i colleghi dicono ”abbattuto” da quanto e’ successo), sono sono antagonisti e anarchici di Trento, Roma e Milano. Niente di sorprendente perche’ il vicino campeggio No Tav di Venaus riceve visite da ogni parte d’Italia e anche dalla Grecia, dalla Turchia, dalla Francia. ”Gente magari di ideologie opposte – ragiona un osservatore – ma che si presta volentieri a dare una mano se si tratta di confliggere”.

E la rete ha individuato due nuovi nemici del movimento: i pubblici ministeri Antonio Rinaudo e Andrea Padalino, che si occupano del fenomeno da qualche mese e che la scorsa notte erano nel cantiere per seguire gli scontri in presa diretta. Fra i simpatizzanti dei No Tav chi parla di magistrati ”politicizzati” o ”embedded” e chi proclama che ”bisogna reagire”.