Tasse, Renzi ti frega con il gioco delle tre carte – di Leonardo Cecca

Finalmente una buona notizia: Renzi, annunciando l’approvazione della Legge di stabilità da parte del Consiglio dei Ministri, pomposamente ha dichiarato: "è la più grande riduzione di tasse mai fatta da un governo nella storia della Repubblica" ed ha aggiunto: "Abbassare le tasse non è di sinistra né di destra, ma da persone normali". 

Sono rimasto basito, non sapendo se incazzarmi oppure mettermi a ridere per l’ennesima esternazione, o meglio, sbrodolamento del premier. E’ vero che qualche taglio alle tasse la manovra lo prevede, ma non è decisamente paragonabile agli aumenti di tasse e di imposte che da qualche mese lo Stato e le amministrazioni periferiche ci hanno scodellato; un po’ di serietà e di onestà avrebbero consigliato meno trionfalismo e, forse anche, di sorvolare sul delicato argomento.

Anche la recentissima disposizione relativa alle certificazioni obbligatorie per scaldabagni e climatizzatori si traduce in un ulteriore esborso a vantaggio dello stato (IVA + tasse), ma forse questo Renzi non lo sa; forse non sa nemmeno che la casa è supertartassata con conseguente ristagnazione del mercato immobiliare e della drastica riduzione dei cantieri edili; forse non sa nemmeno che, riducendo i finanziamenti alle Regioni ed ai Comuni, questi Enti, anche per continuare ad elargire bonus ai dirigenti, si rivarranno sui contribuenti.

Purtroppo, con il passare del tempo, il premier si dimostra sempre più chiacchierone: quatto quatto, prende con due mani e poi si sbrodola quando dà con una mano sola. Ha infatti innescato una specie di ridicola e spudorata catena di S. Antonio. vabbé, quello che vende Renzi ogni giorno con il gioco delle 3 carte mi fa venire in mente un certo "Mortadella", quel personaggio, noto anche per aver consultato il tavolo a 3 gambe nel lontano 2 aprile del 1978, che in campagna elettorale ebbe la sfrontatezza di terminare uno dei suoi soporiferi sermoni con la promessa di "un po’ di felicità per tutti"; felicità che, una volta insediatosi a Palazzo Chigi, vergognosamente tramutò in aumenti di tasse. Ecco i giochetti di questi "grandi statisti" cattocomunisti: sgrassare e prendere in giro i contribuenti per mantenere il magna magna ed il proliferare delle poltrone.