Sud Italia si svuota, italiani se ne vanno al Nord e all’estero: l’80% non pensa di rientrare

Fuga di cervelli dalle regioni meridionali verso il nord e da quelle settentrionali verso l’estero. Solo il 66% dei laureati resta ‘stanziale’, ossia trova un lavoro nell’area dove ha frequentato l’universita’. Dal Sud se ne va a 5 anni dalla tesi il 39%, provocando un inevitabile impoverimento di quelle regioni. Mentre dal Nord vanno all’estero, per opportunita’ oltre che per necessita’, il 10% dei laureati. Tra i laureati che migrano verso l’estero il 41% vede molto improbabile il rientro in Italia, cui si aggiunge un ulteriore 39% che lo ritiene poco probabile. 

Emerge dal XVII Rapporto AlmaLaurea sul Profilo e la Condizione occupazionale dei laureati, presentato oggi all’Universita’ degli Studi di Milano Bicocca nell’ambito del Convegno "I laureati tra (im)mobilita’ sociale e mobilita’ territoriale".

"L’indagine testimonia che nel corso della recessione la mobilita’ sociale non e’ certo migliorata – afferma il prof. Francesco Ferrante, uno dei curatori del rapporto – La crisi occupazionale ha colpito maggiormente chi proviene da contesti meno favoriti, ingessando ancor di piu’ la struttura sociale del Paese. Dal rapporto emerge prima di tutto un ‘vistoso calo delle iscrizioni all’universita”. Tanto che, oggi, solo 3 diciannovenni su 10 si immatricolano all’universita’.

Dal 2003 (anno del massimo storico di 338 mila) al 2013 (con 270 mila) il calo e’ stato del 20% ed e’ l’effetto combinato del calo demografico (nel periodo 1984-2013, l’Italia ha visto contrarsi del 40% – quasi 390 mila unita’ – la popolazione diciannovenne), della diminuzione degli immatricolati in eta’ piu’ adulta, del deterioramento delle prospettive occupazionali dei laureati, della crescente difficolta’ di tante famiglie a sostenere i costi dell’istruzione universitaria, della crescente incidenza di figli di immigrati e di una politica del Diritto allo Studio ancora carente. Gioca un ruolo quindi la ‘selezione sociale’: tra il 2006 e il 2014, il tasso di occupazione dei giovani di famiglie meno favorite si e’ ridotto del 10%, a fronte di una riduzione del 3% per chi ha una famiglia con status formativo e socioeconomico migliore.

Ogni anno le regioni meridionali e insulari, spiega il rapporto, perdono circa la meta’ dei loro giovani migliori a favore del Settentrione. La corsa verso l’estero e’ alimentata ‘soprattutto da laureati del Nord e in generale piu’ brillanti e meglio formati’. I laureati che migrano verso l’estero non solo guadagnano di piu’ degli stanziali, ma sono anche piu’ soddisfatti del lavoro svolto rispetto alla stabilita’ dell’occupazione, all’acquisizione di professionalita’ e riscontrano maggiori prospettive di crescita professionale. Ma la ‘fuga dei cervelli’, precisa il rapporto, ‘e’ oltretutto asimmetrica, non compensata da una capacita’ di attirare dall’estero capitale umano altrettanto qualificato.

"Nel complesso si registra dunque un deficit di equita’ e di efficienza che esige un maggior impegno sul piano dell’allocazione delle risorse", afferma il Giancarlo Gasperoni, che ha curato il XVII Rapporto AlmaLaurea sul Profilo dei laureati. Secondo il rapporto l’Italia sconta ancora un forte ritardo nei livelli di scolarizzazione della popolazione adulta e sarebbero necessarie risorse aggiuntive per compensare questo deficit. "Invece tutti gli indicatori OCSE mostrano che le risorse reali destinate all’universita’ nel nostro Paese sono di gran lunga inferiori rispetto a quelle investite in Spagna, Francia, Germania e Svezia – e’ scritto nel rapporto – Facendo pari a 100 la spesa per ogni laureato italiano, la Francia e la Spagna spendono 171; la Germania 201; la Svezia 230". "Un laureato italiano costa, in termini di risorse pubbliche e private assorbite e a parita’ di potere di acquisto, la meta’ di un laureato tedesco e circa il 30% in meno della media dei paesi OCSE – conclude la riflessione – e’ come se si chiedesse alla Fiat di produrre auto del segmento premium a meta’ del costo sostenuto dalla Bmw".