Stato-mafia, ma che ci sono andati a fare i giudici da Napolitano? – di Leonardo Cecca

Il giorno 28 ottobre è un’altra data da tener presente nella nostra bistrattata democrazia. Al Quirinale si è proceduto ad interrogare il Capo dello Stato sulla presunta trattativa Stato-mafia ed il tutto a seguito di una illegale intercettazione telefonica. Dispiace dirlo, ma questa pagliacciata Napolitano se l’è costruita ed ampiamente meritata. Lui, che ha fatto sempre orecchie da mercante sulla mole di intercettazioni illegali che riguardavano personaggi scomodi alla sinistra, è incappato nelle maglie che un’arrogante ala della magistratura sta tessendo con lo scopo della ricerca della visibilità e dell’intenzione di dare una mano ad una frangia politica.

Essendo stati distrutti i nastri inerenti la telefonata tra Napolitano e Mancino, secondo la norma costituzionale, l’unico motivo della sceneggiata del 28 è stato quello, da parte della magistratura, di dimostrare il proprio potere, anche perchè qualsiasi cosa avesse saputo Napolitano non c’era alcun motivo di rivelarlo. Ci fosse stato Cossiga credo che i portoni di Rebibbia si sarebbero spalancati, pazienza.

Purtroppo abbiamo una magistratura che fa tutto quello che vuole con il benestare di un apparato politico facilmente ricattabile e, per di più, non degno di un paese civile e democratico. Soltanto una mente malata e perversa può pensare di mettere il naso su certe attività che lo stato fa tramite appositi servizi per mantenere la sicurezza e risolvere delicate situazioni, ma, secondo taluni, tutto deve essere messo in piazza: puttanata peggiore non si può concepire, costoro forse non sanno nulla di storia.

A tal proposito nulla ebbero da dire quando lo stato, attraverso i suoi servitori, ha condotto trattative per salvare vite umane e fatti del genere sono all’ordine del giorno.

La magistratura si è arrogata il diritto di fare ciò che vuole e si considera sopra le parti e così abbiamo magistrati che si dimettono in quanto non condividono le sentenze, senza minimamente pensare ai misfatti commessi in passato, magistrati che intercettano i sospiri in casa altrui e poi ritengono lesa la loro privacy se vengono sorpresi ad amoreggiare nelle stanze del tribunale, magistrati che mettono in galera persone e poi non si degnano nemmeno di interrogarle. C’è persino chi si permette di concedere interviste per divulgare, in un italiano discutibile, le conclusioni di un processo e, poi, ricorre al sotterfugio del certificato medico per non presentarsi all’Organo disciplinare. Che figura!

Di fatti ce ne sono a iosa ma, per rendere la cosa più dilettevole, voglio ricordare un magistrato, duro con gli inquisiti, ai quali faceva persino sentire il tintinnio delle manette, ma tremante come una foglia quando veniva interrogato da imputato. Per chi non ricorda suggerisco che è lo stesso personaggio che alla "contadina" portava il denaro, vari milioni di vecchie lire, in una scatola per scarpe avvolta in carta di giornale. Evidentemente costui "signore non lo nacque". Tutta questa brava gente vorrebbe uno stato senza servizi di sicurezza, e, forse, vorrebbe anche mettere il naso su qualsiasi sussurro. Roba da matti!  Uno Stato senza un servizio di sicurezza, fatto di servitori che necessariamente a volte devono agire nell’ombra, non è uno Stato, ma un’accozzaglia di persone in balia di chiunque, anche dei nostrani gruppuscoli delinquenziali col passamontagna.