Madri povere e disperate in Marocco, intermediari senza scrupoli, fra cui due suore, che offrivano loro un po’ di denaro in cambio dei loro bebe’, medici compiacenti, trafficanti di esseri umani che li facevano entrare in Spagna per vendere i neonati a coppie spagnole disposte a pagare. Un traffico di neonati dal Marocco alla Spagna, attraverso l’enclave iberica di Melilla, cominciato negli anni Settanta, ancora durante il regime franchista, e proseguito fino in tempi recenti, e’ stato scoperto al termine di un’inchiesta durata due anni della guardia civil spagnola. Trentuno le persone coinvolte, fra intermediari, personale sanitario, perfino due suore: una di loro, assieme ad altri 12 degli imputati a vario titolo nella compravendita di neonati, sono nel frattempo deceduti, mentre altri non andranno in carcere per l’avanzata eta’ o il deteriorato stato di salute.
L’inchiesta, denominata Operacion Oculta, della quale danno notizia ad Ansamed fonti della guardia civile, ha consentito di accertare la compravendita di almeno 28 neonati, dei quali 14 identificati nella loro eta’ attuale: persone oggi adulte, quasi tutte residenti a Valencia, che non sapevano nemmeno di essere state adottate. Dalle ricostruzioni emerge che i bebe’ venivano comprati in Marocco a donne povere e senza mezzi per cifre che variavano fra i 1.200 e i 6.000 euro e rivenduti in Spagna, dove entravano con documenti falsi.
Le indagini della guardia civile di Melilla hanno preso le mosse dalla denuncia presentata alla Procura generale dello Stato spagnolo nel novembre del 2011 dall’Associazione dei Colpiti dalle Adozioni Irregolari ‘Anadir’. Mesi di ricerche e di controlli incrociati fra i dati dei ricoveri nei reparti di maternita’ degli ospedali di Melilla e i registri civili di numerose citta’ spagnole. Alla fine i sospetti si sono incentrati su tre sorelle nate a Tetuan, in Marocco, ritenute le intermediarie e le principali responsabili del traffico. Due di esse erano residenti a Melilla, la terza in Marocco, con l’incarico di captare le madri in avanzata gravidanza e in difficolta’ economiche, che non potevano farsi carico dei figli, alle quali ‘comprare’ i neonati. Era sempre quest’ultima a mantenere i rapporti con infermieri e ostetrici conniventi negli ospedali di Oujda e Nador.
Due i ‘modus operandi’ dell’organizzazione: se i neonati nascevano in territorio marocchino, un medico certificava la nascita direttamente a nome dei genitori adottivi; in altri casi, le madri biologiche venivano fatte partorire direttamente a Melilla, dove il neonato acquistava automaticamente la nazionalita’ spagnola e veniva iscritto al registro civile0 come figlio biologico dei futuri genitori adottivi. Alle 31 persone implicate nel traffico, sono contestati reati che vanno dalla simulazione di parto, all’alterazione della paternita’, alla falsificazione di documenti pubblici. La guardia civile non esclude ulteriori sviluppi dell’inchiesta, che continua aperta.
































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