Senato, pasticcio all’italiana

Si sta riaprendo la discussione sulla riforma costituzionale che riguarda il Senato. Diciamolo subito, la proposta e’ un pasticcio all’italiana. Nel 2001 il governo Amato (centrosinistra) modifico’ la Costituzione che ora il governo Renzi (centrosinistra) vuole, a sua volta,  cambiare. Per dar seguito alle richieste delle Regioni furono modificate le funzioni dello Stato attribuendo, in alcune materie, un potere analogo Stato-Regioni. I danni di quella riforma li stiamo ancora pagando.

Ora si procede in senso opposto: il Senato diventera’ il luogo dove alcuni consiglieri regionali passeranno alcuni giorni della settimana. Una trasferta romana, insomma. Strano che non si parli piu’ di costi della "politica" (cioe’ dei partiti), che qualche capra mediatica confonde con i costi delle istituzioni.

Non sarebbe piu’ semplice differenziare le funzioni dei due rami del Parlamento e dimezzare il numero dei parlamentari, mantenendo la elezione diretta di Senato e Camera? Si eliminerebbe il bicameralismo perfetto e  diminuirebbero, in maniera consistente, il numero di parlamentari: ci sarebbe un Senato di 167 senatori (oggi sono 315) e una Camera di 315 deputati (oggi sono 630). Si e’ scelta la via bizantina invece della soluzione semplice, pensando al proprio partito piuttosto che ai cittadini italiani.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc/Associazione per i diritti degli utenti e consumatori