Se la normalità è gay – di Leonardo Cecca

Non è passato molto tempo da quando magistrati, soloni radical chic, vip democraticamente corretti, conduttori televisivi, la cui correttezza era "illuminata" solo dalla faziosità politica, sparlavano delle notti brave che si erano e/o sarebbero state consumate nella casa di Berlusconi con tanto di belle donne. Addirittura nelle aule del tribunale si discuteva anche sul colore della biancheria intima femminile come se la donna fosse il male assoluto, nel contempo, si incensavano, con tanto di sovvenzioni da parte di enti pubblici, i gay pride, con tanto di "discutibili" sceneggiate.

Lo scorso 13 giugno ha avuto luogo a Roma, con la partecipazione e benedizione del "democraticamente corretto" sindaco Marino e con il plauso da parte del mondo politico, il Gay Pride con tanto di " variopinta" parata; fin qui sopportiamo, pure se certe immonde sceneggiate sarebbe più opportuno riservarle al privato e non alla pubblica piazza: pazienza.

Lo scorso 20 giugno sempre a Roma ha avuto luogo il Family Day nel quale forse un milione di persone ha manifestato a favore della famiglia e, soprattutto, contro la cultura gender, la quale scodellata ai bambini non fa altro che far crescere in loro il dubbio sul proprio sesso e, magari, far credere che sono maschio e femmina a giorni alterni. Roba da matti o da incoscienti irresponsabili? Forse entrambe le cose.

Non ho nulla contro la convivenza delle persone dello stesso sesso, contente loro contenti tutti, ma ostentare un certo modo di fare e pretendere di formare una famiglia è pura follia contro qualsiasi principio morale e naturale.

Un elogio alle persone che hanno manifestato in difesa della famiglia tradizionale, per il rispetto della sessualità senza imbrogli alchimistici ed un deplorevole "Vergogna" a chi offende la natura e la famiglia. Sorprende che il capo dello Stato non abbia pronunciato una sola parola sulla condanna espressa da alcuni rappresentanti del  governo sulla manifestazione Family Day.