Scuola, ecco perché sto con Matteo Renzi – di Margherita Genovese

Matteo Renzi ha parlato ieri della Buona Scuola in un videomessaggio di presentazione e di chiarimento sul ddl che ha scatenato tante proteste, soprattutto da parte dei sindacati, abili organizzatori di scioperi e di comizi intrisi di poche verità e di molte critiche, spesso pretestuose.

La difesa a oltranza di categorie ingessate fa dimenticare agli scatenati oppositori del cambiamento che non si può restare fermi dinanzi alle nuove esigenze del mercato globale e che camminare al passo coi tempi significa accettare di mettersi in discussione rispetto ai vecchi schemi di organizzazione lavorativa. Ancor di più se si tratta della prima industria di qualsiasi Paese civile, quella che produce cittadini e cervelli. Partire dal rinnovamento della scuola e’ la scelta vincente, se si vogliono rimuovere vecchie carenze e se si vuole dare ai giovani l’opportunità di costruirsi un futuro. Non si riduce il numero dei disoccupati se non si affrontano già nella scuola le possibili sfide del domani.

RENZI PRESENTA LA BUONA SCUOLA: GUARDA IL VIDEO

Dopo le polemiche di questi mesi, Matteo Renzi, con abile mossa scenografica, veste i panni del professore (una figura positiva che ha lasciato il segno nella sua esperienza scolastica e che gli piace ricordare), prende il gessetto in mano e su una lavagna disegna il futuro della scuola italiana secondo il governo. Futuro aperto alle nuove tecnologie e ai progressi scientifici, ma al tempo stesso imperniato di solide fondamenta classiche e del primato artistico e culturale del nostro passato che tutto il mondo ci invidia.

L’autonomia finalmente darà ragione a chi per anni ha lottato per dare valore al merito e alla valutazione di tutti i soggetti che interagiscono nella scuola, alunni, insegnanti, presidi; e sarà la garanzia dell’attenzione che si dà alle esigenze del territorio attorno al quale si svolge l’azione educativa. L’alternanza scuola-lavoro sarà una concreta opportunità  di preparazione all’occupazione.

La dotazione annuale di cinquecento euro darà agli insegnanti la possibilità di coltivare più liberamente le loro passioni culturali, teatro, musica, cinema, lettura.

Finalmente parole chiare sul futuro della scuola. Finalmente professori messi al centro della crescita del Paese, come i giovani e la cultura. Renzi spacca. Mai avuto un premier capace di spiegare una riforma della scuola in modo così semplice e chiaro. Mentre Grillo abbaia e Meloni squittisce, con un Berlusca in stato confusionale e un Salvini allucinato, Renzi conquista sempre più consenso. Anche nel centrodestra, con buona pace dell’uomo di Arcore.

Sfido qualsiasi persona a dire no alle assunzioni che garantiranno la continuità didattica, all’investimento sulla scuola pubblica, all’attenzione al tema della cultura come base imprescindibile per la formazione della personalità. Chi lo fa vuole solo creare confusione e tirare acqua al proprio mulino. Noi italiani siamo molto superficiali, seguiamo in massa come pecore gli slogan e i distinguo di chi cerca visibilità e non ci fermiamo ad analizzare i fatti. La storia non ci ha insegnato nulla. Lo sciopero del 5 maggio è stato politico. E le minacce dei sindacati tendono a colpire un governo che decide e non si fa ricattare. Chi ha a cuore il destino dei propri figli, chi nella scuola vuole trovare l’ambiente educativo e culturale più completo, dice sì alla riforma di Renzi.

Purtroppo per tanti berlusconiani stanchi dell’immobilismo di Forza Italia e dei troppi litigi interni al partito il premier non fa parte del centrodestra. Purtroppo è segretario Pd. Sebbene si scontri con i nostalgici di una sinistra fuori tempo e trovi consensi tra gli elettori più illuminati del perduto sogno berlusconiano. E alla fine lo stesso Berlusconi, a parte ciò che dice in pubblico di recente per salvare la faccia e il suo partito (siamo in piena campagna elettorale in vista delle Regionali), è il più renziano di tutti. Sono sempre più numerosi gli elettori del centrodestra e di Forza Italia che simpatizzano per Renzi e vogliono dargli fiducia. Anche se le regionali dovessero premiare sui territori i pifferai magici, alle politiche difficilmente un centrodestra così com’è oggi potrà anche solo sperare di battere l’ex sindaco di Firenze. Il centrodestra o si ricostruisce, subito, adesso, il giorno dopo il voto di fine maggio, o sarà destinato per tanti altri anni a essere minoranza in Parlamento, quando è invece maggioranza nel Paese.

*professoressa in pensione