Riforme, l’assurdo Senato di Renzi – di Marco Zacchera

Giustissimo cambiare le regole dando al Senato compiti diversi dalla Camera per evitare di perdere tempo nel legiferare, va bene ridurre il numero dei senatori (e si doveva farlo anche per i deputati) al fine di contenere le spese così come le indennità, ma è assurdo che in Senato siano nominati solo sindaci e consiglieri regionali.

Votando direttamente i senatori insieme ai deputati non si spenderebbe nulla di più e credo sarebbe molto meglio avere persone che si dedichino al loro compito seriamente e a tempo pieno, anche perché i sindaci hanno già abbastanza da fare e i consiglieri regionali dovrebbero soprattutto cercare di ridurre i deficit delle rispettive regioni. Anche perché siamo veramente all’emergenza democratica.

Ci pensate che i deputati saranno eletti per listini bloccati, i senatori eletti solo di secondo grado e addirittura – se erano stati eletti consiglieri regionali con i rispettivi listini bloccati – avremo a Palazzo Madama persone che non hanno ricevuto neppure un voto dai cittadini, ma solo decisi a tavolino dai partiti.

Credo che se gli italiani riflettessero meglio su questi aspetti non condividerebbero le riforme proposte dal governo, ma pochi sembrano preoccuparsi.

Piuttosto quanti sanno che l’86% (ottantasei per cento) del bilancio del Parlamento non è relativo a spese dirette ed indirette degli eletti (senatori e deputati) ma alla macchina amministrativa che ci sta intorno? Per dirla chiara: c’è qualcuno che crede seriamente che – pur riducendosi i senatori da 315 a 100 – sarebbero licenziati molti dei circa 2.000 (duemila!) dipendenti del Senato?

*già deputato PdL, sindaco di Verbania