Renzi, ‘il tempo delle parole slegate dai fatti è finito per sempre’

Newly appointed Italian Prime Minister Matteo Renzi rings a silver bell, marking the start of his office, before the start of his first cabinet meeting at Rome's Chigi palace on February 22, 2014. Renzi was nominated to be the European Union's youngest prime minister on February 17 and immediately outlined an ambitious reform plan, promising "energy, enthusiasm and commitment" to revitalise the eurozone's third largest economy. AFP PHOTO / ALBERTO LINGRIA

Matteo Renzi, in una lettera a Repubblica, scrive: “Ho sempre rivendicato l’appartenenza del Partito democratico alla sinistra. Per questo ho spinto al massimo perche’ il Pd fosse collocato in Europa dentro la famiglia socialista. Nei comportamenti concreti, nelle scelte strategiche, il Pd sa da che parte stare. Dalla parte dei piu’ deboli, dalla parte della speranza e della fiducia in un futuro che va costruito insieme”. 

"So che Repubblica non vuole farci un esame del sangue – aggiunge -, come invece pretenderebbe qualcuno anche dalle parti del sindacato". Per Renzi "quella del Pd e’ una sfida plurale, non la tigna di un individuo. Ed e’ per questo, pero’, che non possiamo permetterci di restare fermi a un passato glorioso, ma rivitalizzarlo ogni giorno cambiando, trovando soluzioni concrete ed efficaci a problemi che si trasformano e che riguardano da vicino la vita delle persone".

In riferimento alla legge elettorale, l’alternativa all’Italicum "è lo status quo proporzionalistico. Che convince chi ha in mente un disegno neocentrista che fino a qualche mese fa era sul tavolo e che noi abbiamo sparecchiato".

Poi, scendendo nel merito delle questioni, a partire dal capitolo lavoro, Renzi, dopo aver sottolineato di avere "un profondo rispetto per il lavoro e i lavoratori che il sindacato rappresenta" ha rimarcato come "non siamo noi, non è il governo, non è il Partito democratico a cercare lo scontro. Siamo noi però a porre il problema di un mondo che cambia. (…) Se entriamo nel merito del jobs act vediamo che non c’è riforma più di sinistra".

"Io mi faccio molte domande, mi interrogo e sento la responsabilità dei cambiamenti che stiamo portando, che è autentica e non di facciata. Ma vorrei che anche il sindacato e più in generale il mondo della sinistra si chiedesse se non ci sia una grande opportunità da cogliere".

"Il mondo in questi mesi è cambiato – ha proseguito Renzi – l’Italia in questi mesi è cambiata, l’Italia delle istituzioni, del lavoro, della P.A., della giustizia. (…) Tocca a noi recuperare questo ritardo, rivoluzionando come democratici questo meraviglioso Paese. Ci sono due modi per cambiare l’Italia. Farlo da sinistra o farlo fare dai mercati, da fuori. In ciò sta la nostra idea di sinistra. In parole che producono fatti. Perchè il tempo delle parole, giuste o sbagliate, slegate dai fatti, è un tempo che abbiamo deciso di lasciarci alle spalle per sempre".