Renzi, ‘identità non è una parolaccia: Italia creda in se stessa’

Italy's Prime Minister Matteo Renzi arrives for the second day of the G7 summit at the European Council headquarters on June 5, 2014 in Brussels. AFP PHOTO / GEORGES GOBET

"Per costruire il futuro non possiamo essere schiacciati sul presente. Io sono considerato il rottamatore, che distrugge il passato. Non è così: per me rottamare non è cancellare il passato, il passato è fondamentale. Poi c’era una questione legata ai politici romani, ma non lo ricordiamo qui…". Lo dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi in visita a Bolzano, al convegno ‘Regioni in Europa, Europa delle Regioni’, organizzato dal presidente della Provincia di Bolzano.

"Questa parte di Europa è un modello per tutta l’Unione in quanto tiene insieme identità e integrazione. L’identità non è una parolaccia, non è il contrario dell’integrazione", ha detto Renzi al Convegno, a cui è presente anche il Cancelliere austriaco Werner Faymann.

"L’Europa ha senso e futuro se riesce a mettere insieme i cittadini. Assicuro l’impegno a lavorare insieme nella direzione che abbiamo tracciato e cerchiamo insieme di difendere l’Ue dall’assalto della tecnocrazia per farne la casa dei valori e quindi dei cittadini".

"Trovo molto bello che nel momento in cui tante istituzioni e associazioni stanno ricordando il centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale – ciò che accadde, il dolore per quella vicenda – ebbene trovo molto bello che in questa regione, in questo territorio, Austria e Italia insieme riflettano su cosa ci unisce e anche, simbolicamente, sulle infrastrutture che ci collegano".

Prima della visita alla Galleria del Brennero, il presidente del Consiglio ha sottolineato che "nel ricordo c’e’ il valore della condivisione, ma nel progetto c’e’ il valore del futuro". "C’e’ voglia di costruire un futuro di pace, stabilità, ma anche di bellezza, e il popolo italiano e quello austriaco possono essere insieme costruttori di bellezza in Europa".

Matteo Renzi cita la prima opera scritta dall’inglese Gilbert Keith Chesterton nel 1904, ‘Il Napoleone di Notting Hill’. Renzi parla del "sindaco pazzo di Notting Hill, città che non esiste, è solo un quartiere di Londra, persino un luogo insignificante", ma luogo centrale nell’anima di Adam Wayne, il protagonista del romanzo di Chesterton. Così come Renzi si dice "profondamente e orgogliosamente fiorentino eppure anche profondamente italiano e cittadino del mondo". La morale, secondo il presidente del Consiglio e’ che bisogna superare la contraddizione fra bisogno di autonomia e globalizzazione: "Come può oggi un’Europa degna di questo nome non fare i conti tra governo continentale e bisogno di autonomia?".

Renzi dunque sdogana la parola ‘identità’, svincolandola dalle suggestioni nazionaliste o razziste: "Dobbiamo vincere una certa resistenza a pensare che identità sia una parolaccia, in contraddizione con integrazione. Il contrario di integrazione è disintegrazione, non identità". Infine, nella rivalutazione dell’identità, Renzi sferza anche l’Italia che "ha perso autorevolezza perchè ha perso l’autostima". L’Italia “non ha avuto cioè la fiducia in se stessa. Nel raccontarsi fuori si è raccontata come un insieme di problemi. L’Italia non è questo".

"Non serve avere una moneta comune se non hai in comune un destino". "L’Italia sa che c’è un valore più grande di quello economico, c’è una storia comune, valori educativi e culturali e anche di scommessa sul bello".