Regno Unito, megaoperazione anti-pedofilia: oltre 600 arresti

Sono 660 i sospetti pedofili, tra loro anche insegnanti e medici, individuati e fermati nell’ambito di una megaoperazione delle forze di sicurezza britanniche durata almeno sei mesi. Un intervento senza precedenti nel Regno Unito, non solo per il risultato raggiunto ma anche per il modello adottato, basato su un alto livello di collaborazione e coordinamento e possibile anche grazie al piu’ stretto riserbo, mantenuto fino ad oggi quando e’ stato reso noto l’esito della ‘Operation Notarise’. Un successo da attribuire alla National Crime Agency (Nca), una sorta di Fbi britannica creata proprio per indagini su vasta scala, dotata di mezzi e poteri speciali.

Da nord a sud, da est a ovest: gli arresti sono stati effettuati in tutto il Paese e sulla base di uno stretto monitoraggio della rete Internet. I provvedimenti sono scattati infatti in seguito a prove sull’accesso in rete di immagini a sfondo pedofilo, con casi di possesso e scambio di materiale illecito, raccolte nella perquisizione di 833 edifici e l’analisi di 9.172 tra telefoni, computer e altri strumenti tecnologici che sono stati sequestrati. E solo 39 tra i fermati erano gia’ noti alla Polizia per reati a sfondo sessuale. Immediato e’ scattato quindi un ‘dispositivo di protezione’ per i minori: 431 sono considerati adesso al sicuro da eventuali rischi, 127 tra loro erano considerati esposti ad un pericolo diretto.

Molti tra i fermati infatti erano nella condizione di avere accesso ai minori, in alcuni casi si trattava di persone responsabili per loro. Si menziona per esempio il caso di un nonno che avrebbe abusato di due dei suoi 17 nipoti, o quello di un medico che e’ stato accusato per il possesso di immagini di abusi su bambini e rimane in stato di arresto. Ancora: e’ finito in manette un genitore adottivo che aveva in affidamento un ragazzo di 12 anni, era incensurato.

Anche il primo ministro David Cameron si e’ congratulato oggi con i responsabili dell’operazione, esperti sottolineano tuttavia che, pur riconoscendo la vastita’ e l’efficacia dell’intervento, quello che emerge e’ solo la punta di un iceberg rispetto ad un fenomeno -e un pericolo per i piu’ piccoli e piu’ vulnerabili- che risulta tentacolare, e spesso sfuggente. Fanno appello quindi alla massima sensibilizzazione, perche’ nonostante il monitoraggio sul web, gli sforzi per ridurre sempre di piu’ lo spazio della cosiddetta ‘dark net’, la rete oscura che puo’ sfuggire a controlli e verifiche, nessun sistema puo’ essere considerato sicuro al 100%.