Referendum, le riforme da fare sono altre #iovotoNo

Invito a riflettere e votare NO, perché riflettendo si cambia, mentre urlando e imponendo le norme con i voti di fiducia assolutamente no

Me ne accorgo, sto diventando furibondo e questo è sbagliato. D’altronde non pensavo che mi sarei sentito così coinvolto a favore del NO al referendum, soprattutto da quando mi considero fuori dalla politica. Noto però cose così assurde e contro il buonsenso che trovo doveroso sottolinearlo a chi mi legge senza preconcetti.

Innanzitutto non sono d’accordo che il referendum si sia trasformato in un derby pro o contro Renzi e malissimo ha fatto il premier a incentrarlo sulla sua persona, oltretutto spaccando il Paese e ricordandoci che una Costituzione dovrebbe unire e non dividere, reciproche battute sull’“accozzaglia” del NO (Renzi) o sulla “Scrofa ferita” (Grillo) non sono ammissibili.

In un’Italia che non funziona ci sono e c’erano leggi ben più importanti da fare che non questa riforma, oltretutto dipingendola come “ultima spiaggia” quando invece la Costituzione del 1947 è già stata emendata 13 volte e potrà esserlo anche in futuro. Non capisco perché per farlo ci vorrebbero “trent’anni” – come sostiene Alfano – se Renzi ha compiuto tutto l’iter costituzionale in 1000 giorni e già perdendo oltre tre mesi solo con questo referendum già previsto per ottobre e da lui rinviato.

Se vince il SI sarà comunque con poco margine e – visto che voterà più o meno il 60% degli elettori – significherà che solo un terzo degli italiani avrà cambiata la Carta fondamentale della Repubblica togliendo per esempio a loro stessi e agli altri la possibilità di voto del Senato per le prossime generazioni, ma soprattutto mettendo in mano al premier – chiunque esso sia – il controllo del parlamento, della magistratura, dell’informazione e l’elezione del presidente della Repubblica.

referendum schedeFidatevi, ci metterei due pagine a spiegare il meccanismo, ma il “combinato disposto” Costituzione -“Italicum” porta proprio a questo e sto spiegandolo sera dopo sera a chi ha la bontà di ascoltarmi, mai smentito. Dal punto di vista tecnico (dopo 18 anni passati in Parlamento) potrei proporre ottimi sistemi per risparmiare sulla politica e sveltire i lavori parlamentari che non necessitano di una riforma costituzionale (salvo che per una riduzione sostanziosa dei parlamentari, ma anche dei consiglieri regionali) ma con semplici leggi ordinarie e riforma dei regolamenti parlamentari.

Per esempio, non ci vorrebbe molto a votare le leggi in eventuale seconda lettura non più sempre in aula – come oggi – ma solo in commissione, così come proprio nelle commissioni parlamentari e non in seduta plenaria andrebbero approfonditi, discussi e votati quasi tutti i provvedimenti legislativi, ricordando però che oggi di fatto il Parlamento non legifera ma sostanzialmente approva solo decreti-legge governativi.

Ma quello che non trovo giusto è soprattutto che i cittadini non abbiamo potuto esprimersi “a monte” sui veri nodi costituzionali: elezione diretta del Presidente della repubblica o del premier: sì, oppure no? Perché ancora regioni a statuto speciale? E’ giusto che i vertici della Magistratura siano nominati dalla politica? Ancora TV di stato, e perché? Questi e altri sono i punti veri da decidere prima di arrivare a stendere un nuovo un testo.

Basterebbero una serie di seri sondaggi di opinione (al costo di poche decine di migliaia di euro) per capire bene come la pensi la maggioranza degli italiani su questi ed altri aspetti fondamentali e a quel punto una Assemblea Costituente di 150 persone – eletta direttamente dal popolo in modo proporzionale, composta da esperti e non da parlamentari – dovrebbe essere incaricata, massimo in un anno, di redigere un testo il più possibile completo, coordinato e condiviso di una nuova Costituzione da far ratificare da tutti i cittadini.

Un iter semplice, veloce e democratico e non capisco perché nessuno lo voglia proporre ed attuare, a cominciare dal fronte del No che non può e non deve limitarsi a criticare.

referendum noNon mi va che il premier con auto-sentimento di onnipotenza chiami “accozzaglia” i suoi avversari, non mi va che gentaglia come il “Governatore” della Campania insulti impunemente la Bindi e chiami a sé i “suoi” sindaci imponendo la linea per il SI a suon di soldi che semmai non sono di Renzi ma di tutti. Leggetevi le registrazioni di De Luca: altro che “voto di scambio”! Eppure non risulta che la politicizzatissima magistratura napoletana abbia alzato un ciglio: inaudito. Personalmente sto preparando un esposto alla Procura di Napoli perché indaghi, se qualche lettore vuole fare lo stesso mi chieda il testo.

Eppure capisco che tanta gente voterà SI perchè – sostiene – “almeno cambiamo finalmente qualcosa”, ma senza rendersi conto che così si cade dalla padella alla brace e che oggi c’è Renzi, ma domani potrebbero approfittaredi questo disastro Grillo o Berlusconi. Una Costituzione è per i decenni, non plasmata a favore di chi comanda al momento.

Per questo invito a riflettere e votare NO, perché riflettendo si cambia, mentre urlando e imponendo le norme con i voti di fiducia (oltretutto di un parlamento delegittimato dalla stessa Corte Costituzionale) assolutamente no.

E’ tra l’altro gravissimo che la stessa Corte Costituzionale non abbia battuto ciglio per un quesito spudoratamente “di parte” né voluto lo spacchettamento dei quesiti e grave che Mattarella taccia su tutti questi aspetti, come una sfinge che fa capire quanto sia Renzi-dipendente, né si sia espresso sull’“Italicum” ma abbia rinviato ogni decisione (scontata) solo per favorire il al governo, altro che “Giustizia ad orologeria”!

E’ poi assurda la campagna mediatica della rovina impellente: spread, tassi, economia, se vincesse il No sembra che crollerebbe tutto ed invece – semplicemente – si potrebbe mettere mano a riforme più serie. Questo si chiama condizionare il voto, soprattutto all’estero dove già i brogli sono consuetudine, e spero solo che quello che non è riuscito negli USA e per la Brexit nonostante la propaganda debordante valga anche per l’Italia.

Comunque andrà a finire, il Paese si è spaccato e ancor più lo sarà dopo il 4 dicembre, chissà se Renzi ha finalmente capito che ne porta una buona fetta di responsabilità.

*già deputato PdL