Reddito di cittadinanza, Di Maio (M5S) su proposta Pd: ‘non si tocchino i 780 euro al mese’

Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, in una intervista alla Stampa, parla della proposta del Pd sull’introduzione del reddito di cittadinanza, concorrente a quella di M5S. "In commissione inizino a presentare gli emendamenti senza ritardare ulteriormente sulle audizioni. Li vaglieremo. Se non si toccano i 780 euro al mese si può discutere di tutto. 780 euro al mese è la soglia di povertà certificata", "le coperture le possiamo discutere ma devono arrivare ai 780 euro".

"Non vedo punti d’incontro se il reddito costa 17 miliardi e loro vogliono dare meno soldi ai cittadini. Ma sono impaziente di leggere le loro proposte in commissione al Senato". Quindi precisa: "La linea è far approvare la legge. Per farla approvare serve la maggioranza non la minoranza del Partito democratico. A noi servono i numeri in Parlamento per approvarla, Speranza al massimo ha il suo voto, neanche più quello di Civati", "se sono tutti d’accordo approviamola. Noi lanciamo la sfida al governo, vuole aiutare i 10 milioni di cittadini sotto la soglia di povertà o semplicemente vuole trincerarsi dietro allo slogan del non ci sono soldi?".

Paola De Micheli, sottosegretario all’Economia, in una intervista a Repubblica, spiega: “La rotta è quella di avere in Italia il reddito minimo, prima possibile. Nel governo la discussione è aperta" ma "il reddito di cittadinanza di cui parla il Movimento 5Stelle non è una proposta selettiva. Però per vincere le disuguaglianze bisogna colpire la povertà vera e quindi stringere il campo a chi ne ha veramente bisogno per evitare ulteriori ingiustizie. Mi auguro comunque che davanti a proposte più realistiche i grillini ascoltino e si siedano a discutere".

Rispetto alla proposta di M5S precisa: "Più che un reddito di cittadinanza, dobbiamo immaginare misure progressive per combattere i veri nemici, che sono la povertà e la disuguaglianza", "è necessaria una selettività", "va individuata una platea senza cincischiare in atteggiamenti neo assistenzialisti. Dobbiamo riconoscere dei diritti, non una ‘paghetta’ a persone che in condizioni anche temporanee di povertà sono in attesa di avere un’altra opportunità di lavoro e di reddito. Una deriva neo assistenziale farebbe male al paese. Sono da individuare al tempo stesso gli strumenti che mettano in relazione domanda e offerta di lavoro".