Quirinale, e così i trombati restano tali – di Leonardo Cecca

Lo squallore con cui, attraverso giochetti da retrobottega, si sta architettando una votazione che dal quarto scrutinio elegga il capo dello Stato e per la quale sono tornati alla ribalta trombati e supertrombati dal proprio partito, non può far dimenticare un personaggio che, pur non avendo mai riscosso le mie simpatie, è da portare di esempio per onestà morale e, soprattutto, per la serietà ed il rispetto che ha per se stesso.

Si tratta del "lupo marsicano" Franco Marini, il quale nelle quirinalizie del 2013 è stato l’uomo di punta del Pd. Ebbene, è notorio, che la prima votazione non attribuì alla candidatura di Marini i risultati sperati, anche se i voti ottenuti (521) sarebbero stati sufficienti a garantirne l’elezione al quarto scrutinio. Nonostante ciò, la sua candidatura venne ritirata e le cose andarono come purtroppo tutti sappiamo, subendone le nefaste conseguenze.

Tempo addietro, quando già si facevano i primi nomi delle facce di bronzo, Marini intervistato circa la sua partecipazione alla "gara" rispose con un secco ed onesto NO. Ecco, questo atteggiamento distingue un serio signore da una modestissimo quaquaraquà, pronto a qualsiasi giochetto.

Presentarsi ai nastri di partenza e magari brigare pure per ottenere voti, dopo che si è stati trombati e supertrombati dal proprio stesso partito, oltre ad una faccia di bronzo di pessima qualità occorre anche uno stomaco al titanio. Come volevasi dimostrare anche questa volta i vari trombati sono rimasti con lo scettro di trombati.