Quirinale, Cirino Pomicino: prima regola? Non candidarsi

Un consiglio all’aspirante presidente della Repubblica? "Di non candidarsi. Devono essere gli altri a sceglierti: se ti autocandidi sei spacciato". Lo afferma Paolo Cirino Pomicino in una intervista a Repubblica. Secondo l’ex ministro Dc e memoria storica della Balena bianca, che ha partecipato a tante votazioni per l’elezione del capo dello Stato, "il candidato, più silenzioso sta e più chances ha di farcela. Primo. Secondo, devo dire che rispetto al passato il numero dei candidabili si è pesantemente ridotto. Vent’anni di partiti personali hanno desertificato la pluralità leaderistica che c’era nella Prima Repubblica. Allora c’era un certo numero di personaggi che potevano legittimamente aspirare alla carica di Capo dello Stato. Oggi non è così, è un dato di fatto".

A chi tocca fare la prima mossa? "Al partito di maggioranza relativa. Ma bisogna vedere se quel partito è compatto oppure no. Quando la Dc lo fu, nel 1985, riuscì a offrire agli altri partiti un solo candidato, Cossiga, che fu eletto al primo scrutinio". E oggi Renzi potrebbe riuscire a fare quello che riuscì a De Mita con Cossiga e a Veltroni con Ciampi? "E’ possibile. Ma è ovvio che può muoversi solo nel momento in cui Napolitano rende ufficiali le sue dimissioni, altrimenti è una tela di Penelope". Ma dopo l’esperienza dell’anno scorso, come può Renzi evitare che nel Pd ci sia un’altra fronda dei 101? "L’operazione può riuscire solo se il Pd non pensa di imporre lui un nome, come capita spesso di questi tempi. Se il Pd ha la pazienza di ragionare innanzitutto con i propri alleati, e quindi con l’opposizione, ascoltando tutti e proponendo un nome solo alla fine di questo percorso, una maggioranza ampia è possibile. Qualcuno certo si chiamerà fuori, ma si può sperare di eleggere il presidente alla prima votazione".