Quella destra che non c’è – di Marco Zacchera

Sul “Corriere della Serra” Galli della Loggia traccia in un articolo il desolante spettacolo offerto dalla destra e dal centro-destra italiano che sembra essersi politicamente dissolto. Non solo una assenza parlamentare e politica, ma soprattutto ideale e di proposte concrete in contrapposizione o comunque alternative a quelle di Renzi.  

Se usciamo dallo stretto dibattito quotidiano le osservazioni di Galli della Loggia sono del tutto condivisibili. Congelata nel limbo antifascista o nascosta nella DC fino al 1994, la destra si è poi impersonificata in Silvio Berlusconi e nella sua parabola umana, con Gianfranco Fini che è sparito sul più bello con clamorosi autogol e il Popolo della Libertà che si è frantumato in mille rivoli. Alleanza Nazionale non esiste più mentre Forza Italia, squassata da liti e divisioni interne, si è ridotta al lumicino. Soprattutto all’orizzonte non appare un segnale di rinascita, salvo vederlo in Matteo Salvini e nella Lega che con il vento in poppa sa interpretare la protesta e la “pancia” di molti elettori.

Detto con assoluto rispetto per il Matteo padano, secondo me la Destra (qui in maiuscolo!) è cosa diversa dagli slogan e dovrebbe essere invece prima di tutto un riferimento etico, culturale, sociale, politico di ben maggiore spessore e non solo come “conservatorismo”,  come invece sostiene Galli della Loggia. Mai come oggi ci sarebbe spazio per una crescita, ma proponendo punti programmatici chiari e soprattutto personaggi credibili, nuovi, capaci.
Dove sono e come farli emergere?

Certo che – se anche ci fossero stati – sono rimasti azzerati da leggi elettorali dove non emergono i migliori ma gli amici dei leader e che comunque monopolizzano poi anche il video, l’informazione, le news. Il momento è drammatico e prima di tutto bisognerebbe condividere questo “punto zero” per accogliere regole chiare per ricostruire, magari facendo tutti un passo indietro.

Candidature scelte con elezioni primarie serie, la stesura di un “appello alla nazione” per un “Partito degli Italiani” con pochi punti chiari, inequivocabili, coerenti e il conseguente scioglimento – potrebbe essere una proposta – di tutti i gruppetti esistenti in vista di una indispensabile “rifondazione di schieramento” che potrebbe avere tutte le carte per vincere le prossime elezioni – se davvero lo si volesse – usando proprio questa infame legge elettorale che Renzi ha pensato per se stesso e che invece potrebbe rilevarsi un boomerang contro il premier. Ma occorrono prima di tutto persone nuove, facce giovani e credibili e quindi vero rinnovamento.

Il 3 e 4 ottobre, per esempio, si terrà (finalmente!) l’assemblea della “Fondazione Alleanza Nazionale”, con un  confronto che si annuncia anche aspro, ma che dovrà dirimere un punto preciso, ovvero se questo strumento dovrà continuare ad essere una “fondazione” più o meno culturale e conservativa di fasti passati o invece un soggetto politico propulsore di una riunificazione a destra. Sarebbe un primo passo, non scontato.

Il secondo punto fondamentale è far nascere un leader “dal basso” chiedendosi se debba essere espressione di uno dei vari gruppi esistenti o invece una persona esterna, non strettamente “politica”, ma capace di interpretare un “sogno” italiano così come nei primi tempi è stato per Renzi.

Matteo Salvini vincerebbe probabilmente le primarie ma, salvo colpi di scena, temo perderebbe le elezioni, perché è difficile che possa rappresentare la maggioranza dell’elettorato. I sondaggi dicono che Giorgia Meloni ha un “potenziale” più alto del risultato di Fratelli d’Italia, ma siamo sempre a livello minoritario. Forse Berlusconi darebbe finalmente spazio a qualcuno se non fosse un personaggio politico da cui si sentirebbe sminuito? E se il nuovo leader non fosse specificatamente di una singola forza politica non sarebbe meglio accettato dalle altre?

Ci sono ambienti e personaggi da valutare come Passera o Della Valle: non siano scartati a priori. Penso ad esempio alle elezioni comunali dell’anno prossimo (si vota a Milano, Torino e molte altre grandi città): il successo del ’94 nacque proprio dalle amministrative dell’autunno precedente. Nessuno ne parla, i mesi corrono e ci si avvia ovunque con la solita superficialità e i soliti litigi, anticamera – con le conseguenti divisioni – delle solite sconfitte.

*già deputato PdL, ex sindaco di Verbania