Quel falso made in Italy che ‘suona italiano’ vale 165 milioni al giorno

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Ormai è diventato famoso, e possiamo aggiungere anche purtroppo. È l’italian sounding, quel fenomeno cresciuto in fretta, che utilizza denominazioni geografiche, immagini, marchi che evocano l’Italia, ma solo per rendere più appetibili, esclusivamente sull’etichetta, prodotti alimentari che invece non hanno nulla a che fare con il nostro Paese. Rappresenta la forma più subdola ed al tempo stesso eclatante di concorrenza sleale e truffa nei confronti del consumatore. Un inganno che si perpetua quotidianamente in ogni parte del mondo ma con una punta di dimensioni elevatissime che si trova nel Nord America, specialmente negli Stati Uniti.

A livello mondiale è un danno economico che si calcola raggiunga annualmente i 60 miliardi di euro, vale a dire 165 milioni al giorno. Di questa cifra, enorme, 6 miliardi fanno riferimento alla contraffazione al 100%, mentre i restanti 54 appartengono a quella fascia denominata ‘imitazione di prodotti’. E il 50% di quest’ultima pratica riguarda il Nord America, vale a dire 27 miliardi di euro all’anno che diventano 74 milioni al giorno di acquisti italiani che invece non lo sono nella maniera più assoluta. Si può pensare ai pomodori di San Marzano che vengono spacciati come tali, ma che invece sono coltivati e raccolti forse nel New Jersey o comunque lontano migliaia di chilometri dalla Campania.

Un fenomeno che è difficile, anzi diciamo pure impossibile, da sradicare, ma che si può combattere. Qui, negli Stati Uniti, fanno i formaggi italiani, ci sono anzi proprio italiani che hanno trasportato la loro esperienza nel Wisconsin, la terra del caseario per eccellenza negli USA, e producono e vendono mozzarelle, parmigiani, provolone e altri tipici prodotti italiani. Ma non sono autentici…

Come ha denunciato nei mesi scorsi la Coldiretti, addirittura il 99% del formaggio spacciato per italiano venduto negli Stati Uniti non è vero e l’anno scorso ha raggiunto il quantitativo record di 2228 milioni di chili, con una crescita esponenziale, al punto da aver superato quelli che erano i tradizionali formaggi americani che, nello stesso 2014, hanno raggiunto solo i 2040 milioni di chili. Se si va a vedere la classifica dei formaggi più venduti negli States, al primo posto c’è la mozzarella (21%) seguita dal cheddar (15%) e dal parmigiano (14%), ma nella top ten ci sono anche provolone e ricotta. Ma sono tutti prodotti negli USA e il parmigiano è poi quello che qui viene chiamato parmesan e non ha nulla a che fare con il Parmigiano Reggiano.

Tutto copiato, spesso malamente, ma che si trasforma in un danno economico enorme per chi produce l’autentica mozzarella, il vero parmigiano e tutto il resto.

Errico Auricchio, della celebre famiglia italiana, da trent’anni è negli Stati Uniti, e nel Wisconsin è proprietario della BelGioioso Cheese, industria casearia ormai diventata celebre in USA e quando si parla della richiesta pressante che arriva dall’Europa, e dall’Italia, per proibire l’uso di nomi di qualità di formaggi tipicamente locali dice che non saprebbe dare un altro nome al suo ‘parmesan’. Così le aziende, di ogni tipo, sia quelle che producono pomodori, come le casearie, usando impropriamente segni distintivi, come descrizioni informative e promozionali che in qualche modo, direttamente o indirettamente fanno riferimento all’Italia, inducono il consumatore ad attribuire al prodotto caratteristiche che invece non ha. Ecco l’inganno che si perpetua, quotidianamente e come abbiamo visto con un introito, per i falsari, di 74 milioni di euro al giorno, e solo nel Nord America, che poi vuol dire per la maggior parte negli Stati Uniti.

Ma la nascita di questo fenomeno che oggi ha dimensioni da multinazionali si può far risalire agli inizi del XIX secolo quando gli emigranti italiani cominciarono a sfornare prodotti alimentari che si rifacevano alla loro terra d’origine, poi aprivano ristoranti e dal momento che allora non potevano importare il ‘vero’ dall’Italia, cominciarono a creare delle etichette per i loro prodotti che riportavano alla loro terra. Era con orgoglio che sulle loro creazioni, mettevano etichette con il Colosseo o la Torre di Pisa. Era una produzione ‘romantica’, dettata dalla nostalgia, non dalla contraffazione che poi è stata abilmente sfruttata e portata ai livelli attuali dalle grandi imprese, seguite da una quantità inverosimile di industrie più piccole che hanno visto nell’italian sounding una fonte di guadagno enorme.

Così sono nati anche il parmesan o il bombonzola, i falsi del parmigiano e del gorgonzola, anche se poi vengono usati i nomi autentici per produzioni che non lo sono per nulla. E quando si va al supermercato i falsi dominano, si può trovare di tutto e oltre a sfruttare, illegalmente, l’Italia possono presentare prezzi inferiori rispetto all’equivalente originale. Ecco perchè diventa importante l’informazione: il consumatore qui, per la stragrande maggioranza non sa che esiste una differenza, perchè la maggior parte non sa che c’è anche l’originale.