Quel buonismo ipocrita che sottovaluta l’allarme terrorismo – di Leonardo Cecca

Purtroppo quanto da tempo si temeva è accaduto: un attacco terroristico. Ora tutti i "grandi" esprimono il loro dolore, le intenzioni di "non abbassare la guardia" e di mettere in atto idonee misure di sicurezza. Fossero stati zitti avrebbero fatto meglio. Anche i nostri soloni si sono messi in cattedra con convocazioni a destra ed a manca, come se il terrorismo si potesse combattere con i soliti ed inutili bla bla che sono l’arma suprema degli inetti. A costoro, che tengono sempre in mente ciò che conviene di più dal punto di vista elettorale ed hanno per conclamata ottusità deriso i libri della Fallaci, vorrei consigliare solo due cose: eliminare alcune leggi varate negli ultimi anni troppo permissive (vds l’eliminazione del reato di clandestinità) e la eccessiva ed obbrobriosa discrezionalità di alcuni magistrati troppo asserviti a certe ideologie.

A conferma della mia tesi cito alcuni esempi, solo quattro quando ce ne sarebbero migliaia da elencare: il caso Contrada, la casa di Merano che lo stato passa a dei jiadaisti, il povero Mattinelli, morto di crepacuore, e le parole incoraggianti di uno scafista al suo "collega" preoccupato alla vista delle nostre motovedette: "non ti preoccupare, sono italiani". Ecco, fatti del genere infirmano tutto il lavoro che le forze dell’ordine, che, fin troppo spesso, vengono tacciate, mentre vengono fatte oggetto di bottiglie incendiarie, di usare metodi un violenti.

Un paese ove accadono certe cose non può considerarsi civile, anzi, causa i suoi governanti e politici ottusi e/o inetti, indegno di partecipare anche alle riunioni delle tribù amazzoniche che sicuramente hanno della civiltà e della dignità un concetto nettamente migliore. Sicuramente l’unica misura che verrà presa nelle riunioni indette dalle nostre "menti" sarà quella di precettare fornai e pasticcieri per sfornare a iosa leccornie da distribuire non ai nostri poveri, ma a quanti con arroganza e sotterfugi invadono il nostro territorio.