Quegli scioperi che uccidono il Paese – di Leonardo Cecca

L’Italia da "terra di santi, poeti e di navigatori” si è trasformata in "terra di scioperanti, finti malati e reclamadiritti a prescindere". Ormai da tempo si sciopera per tutto, basta un nonnulla per far scoccare la scintilla in una delle tante galassie delle sigle sindacali (solo i 2220 dipendenti del Parlamento sono "governati" da 25 sigle sindacali), che, per dar prova della propria esistenza, non trova di meglio che indire uno sciopero fregandosene nel modo più indegno dei disservizi, dei disagi e delle perdite economiche che la loro astensione dal lavoro comporta a chi proprio non c’entra niente e, magari, è in un letto di ospedale.

Si dirà che è nella logica dello sciopero portare disagi; potrà essere vero, ma sicuramente è una logica da evitare in un paese civile.

A proposito di civiltà credo che quanto stanno facendo i dipendenti di Alitalia sia da paese incivile, oltre ai disagi si danneggia il turismo, l’economia e l’immagine"Italia"; eppure non un magistrato ravvisa gli estremi di reato non solo nei confronti dei scioperanti, ma nemmeno verso il governo che non ha il "coraggio" di precettare e che si cala le braghe al solo pensiero dei sindacati.

Arrivare inoltre, come spesso succede, ad impedire di andare al lavoro a chi non vuol scioperare, credo che sia un fatto da perseguire penalmente ed invece le nostre istituzioni nicchiano. Vabbé, se scioperano anche i magistrati, che magari con la loro astensione non riescono a compiere i dovuti atti e, pertanto, i criminali escono dal carcere perchè non vengono presentate le motivazioni e/o per decorrenza dei termini, allora tutto può accadere.

E’ di questi giorni, ma tanti eventi del genere sono accaduti, la notizia che un gruppo di pakistani del centro di accoglienza di Eboli hanno scioperato e manifestato poichè rifiutano il trasferimento in altra località. Orbene, costoro sono appena arrivati, sono stati salvati, sfamati, e già si sentono padroni ed in grado di comandare e decidere sul loro futuro, mentre i nostri anziani sono costretti a vivere nella piena indifferenza delle istituzioni e, magari, saltando anche i pasti. Vergognarsi è il minimo che si possa fare, ma fino a quando avremo un governo fatto di quaquaraquà ed altri illustri esponenti politici che vedono nei profughi una benedizione mandata dall’alto per cui li invitano a venire da noi in quanto saranno trattati bene, potrà andare solo peggio.

Quello che lascia perplessi in questa vicenda di Eboli è l’esternazione del sindaco, il quale ha lamentato: "Non possiamo più ospitarli, l’Europa si svegli". Purtroppo non ha capito che nell’Ue sono tutti svegli ed approfittano della assoluta inadeguatezza dei nostri governanti e dei nostri rappresentanti all’Ue e forse rispondono alle sussurrate richieste dei nostrani "statisti" con il "cca nisciuno è fesso".