Un attentatore suicida ha colpito, per la prima volta nella sua storia, il Cairo, la capitale piu” popolata del mondo arabo, con i suoi circa 90 milioni di abitanti, provocando la morte di sei persone. L’attentato, compiuto alla vigilia del terzo anniversario della ‘rivoluzione’ del 25 gennaio 2011 che depose Hosni Mubarak, e’ stato rivendicato da un gruppo terrorista considerato vicino ad Al Qaeda. Lo stesso gruppo (Ansar Bait el Makdees, i Partigiani di Gerusalemme) avrebbe poi intimato agli egiziani di ”non uscire domani di casa” per celebrare l’anniversario. Ma su questa minaccia, venuta alcune ore dopo, si nutrono forti dubbi.
L’esplosione dell’auto che aveva a bordo una grossa carica di tritolo e’ avvenuta davanti alla direzione della polizia e della sicurezza nazionale, in teoria uno dei posti piu” sicuri dell’Egitto. L’episodio ha destato enorme impressione e risentimento, al punto che un gruppo di cittadini e’ andato a protestare contro l’attentato, innalzando un poster con l’immagine dell’attuale ”uomo forte” del paese, il generale Abdel Fattah El Sisi, probabile unico candidato alle future elezioni per il presidente della repubblica, capo delle forze armate e ministro della difesa. Molti hanno gridato ”Sisi presidente” ed hanno inneggiato all’uccisione dei Fratelli Musulmani, il movimento dal quale proveniva il presidente eletto in giugno 2012, Mohamed Morsi, e deposto proprio da El Sisi il 3 luglio 2013, sulla base di manifestazione e proteste alle quali hanno preso parte circa 30 milioni di egiziani.
Il bilancio della giornata di paura e di lutto al Cairo ed in alcune altre localita” (Beni Suef, Fayyum, Alessandria e Damietta) e’ stato appesantito in seguito anche ad altri tre attentati minori in altri quartieri della capitale, ed a scontri sanguinosi tra manifestanti e polizia. All’origine degli episodi di oggi non e’ certamente da escludere la scalata vertiginosa delle manifestazioni di protesta da parte di sostenitori dell’ex presidente Morsi e della confraternita dei Fratelli Musulmani, contro la deposizione del loro ”presidente eletto” e successive iniziative del governo in carica contro il dissenso crescente, anche da parte di gruppi di giovani rivoluzionari del 2011. Poco alla volta si sono intensificati attacchi a caserme di polizia, a edifici pubblici, da parte di gruppi in apparenza non legati ai vecchi ambienti dell’estremismo islamico che avevano terrorizzato l’Egitto ed in specie le localita” turistiche, come Luxor, tra il 1992 ed il 1997. Soprattutto Al Jihad e Jamaa al Islamiya, che ora sono confluite nell’islamismo salafita espresso attraverso il partito Al Nour, che sta dando incondizionato appoggio, almeno a parole, al governo ed al generale El Sisi.
Il cammino dell’Egitto verso la democrazia – ha tuonato il presidente egiziano Adly Mansour – non sara” bloccato da questi atti di terrorismo, che saranno perseguiti con crescente fermezza. Ma nel frattempo osservatori stranieri continuano a sostenere che nessun reale passo avanti puo’ venire dalla politica egiziana se non si tiene conto anche della popolazione che manifesta a favore del suo presidente deposto e dei Fratelli.





























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