La maggioranza che sostiene il governo Letta ha votato alla Camera dei deputati la fiducia sul decreto legge Imu-Bankitalia (335 sì, 144 no e un astenuto) e si appresta ad approvare definitivamente il provvedimento la prossima settimana, lunedì 27 o al massimo martedì 28 gennaio.
Il decreto, già approvato nello stesso testo al Senato, stabilisce, tra l’altro, l’abolizione della seconda rata Imu 2013 e autorizza l’aumento di capitale della Banca d’Italia, individuando le categorie di investitori che possono acquistarne le quote e modificando l’assetto e la governance dell’istituto.
Il voto in aula è stato caratterizzato da una forma di protesta inedita per Montecitorio: i deputati del M5S, infatti, non si sono limitati ad esporre i soliti cartelli (in questo caso "Giù le mani da Bankitalia" e "Sos Bankitalia") ma hanno messo in atto un’iniziativa ostruzionistica a metà strada tra il sit-in non violento alla Gandhi e il picchetto sindacale anni Settanta. Alcuni deputati grillini si sono seduti nel corridoio davanti al banco della Presidenza impedendo ai colleghi di passare e dichiarare ad alta voce il loro voto, come previsto in caso di fiducia. Qualche minuto di bagarre, un po’ di lavoro extra per i commessi d’aula e, oltre a una sospensione d’aula di pochi minuti, il tutto si è concluso con il vice presidente della Camera Luigi Di Maio (M5S) che si è visto costretto a far allontanare dall’aula alcuni colleghi grillini. A dare il senso della protesta a Cinque Stelle è un comunicato del Gruppo nel quale si sottolinea come "la foglia di fico della cancellazione dell’Imu, bacata dal verme della mini-Imu, è caduta. E ha lasciato scoperta la vergogna del regalo da 7,5 miliardi alle banche e alle assicurazioni azioniste di Bankitalia". "Il saccheggio delle riserve della Banca nazionale, soldi degli italiani – hanno ribadito – si concretizza nel venerdì nero in cui gli italiani si mettono in fila per ottemperare agli obblighi di un fisco vessatorio e caotico".
Non risparmia critiche al governo nemmeno Daniele Capezzone (FI), che nel suo intervento in aula ha messo in evidenza come l’esecutivo "aveva promesso la cancellazione totale della tassazione sull’abitazione principale" e invece "dati e fatti alla mano", a partire dalla mini-Imu in scadenza oggi, "non è riuscito ad eliminare totalmente l’Imu sulla prima casa nemmeno per il solo 2013". Quanto alle misure che riguardano il patrimonio di Banca d’Italia, Capezzone ha parlato di "esproprio ai danni dei cittadini" e di "regalo a qualche grande banca". Dure le parole usate da Massimo Corsaro durante la sua dichiarazione di voto a nome di Fratelli d’Italia: "Questo è un decreto porcata – ha affermato – sul quale grava l’assordante silenzio del Capo dello Stato. Ci auguriamo che il signor Renzi voglia dissociarsi da questo governo dell’intrallazzo che scende a patti con le lobby del gioco d’azzardo, del tabacco e della grande finanza". No alla fiducia anche dalla Lega Nord perché il governo Letta "ha fatto poco e nel poco ha fatto solo danni" e "in dieci mesi non c’è una riforma presentata e dal governo di servizio si è passati al governo di servitù per immigrati e delinquenti", ha dichiarato Guido Guidesi, membro della commissione Bilancio della Camera. Il Carroccio chiede "un sussulto di dignità" al presidente del Consiglio e gli propone di sostituire "in massa i suoi ministri" e pensare "ai veri bisogni della gente, evitando di partecipare alla fiction di chi ha messo davanti alle vere priorità una legge elettorale non democratica". A rivendicare i contenuti del provvedimento con orgoglio è il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano: "Con questo decreto si attua uno dei punti del programma di governo: sopprimere il pagamento anche della seconda rata dell’Imu – ha sottolineato Sergio Pizzolante -. Questo è anche opera di Ncd che il 2 ottobre non ha consentito una crisi al buio. Altrimenti gli italiani non solo avrebbero pagato la seconda rata dell’imposta ma anche gli oneri dovuti alla crescita dello spread".
E poi, ha ricordato il deputato Ncd, "il pasticcio della mini Imu è dovuto ai Comuni che hanno alzato l’aliquota ben sapendo che il governo si era impegnato a coprire fino a una certa soglia. Così facendo hanno scaricato sul governo colpe proprie e sui cittadini disagi non tollerabili". Fiducia con avvertimento, invece, da parte di Scelta civica: "Pur non rinnegando il nostro atteggiamento critico e le nostre proposte – ha sottolineato Giulio Sottanelli, capogruppo in commissione Finanze di Sc – oggi Scelta civica conferma la fiducia al governo, e lo fa nonostante le battute e le recenti provocazioni del tutto gratuite che poggiano su presunti sondaggi elettorali, battute certamente poco rispettose dei 3 milioni di italiani che nel febbraio scorso hanno riposto la loro fiducia in Scelta civica, il partito delle donne e degli uomini che hanno evitato al Paese di sprofondare nel caos del fallimento finanziario".





























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