Politiche 2018, M5S alle prese con le liste. Di Maio come Berlusconi, “casting” tra imprenditori e professionisti

Intanto il candidato premier del M5S ha fissato l'asticella del movimento per le prossime elezioni. "Puntiamo al 35%" ha detto nelle scorse ore

Luigi Di Maio

Campagna elettorale che ha già preso il via, proprio sotto le feste di fine anno. Così i partiti sono alle prese con la composizione delle liste. Anche il Movimento 5 Stelle, che in vista delle Politiche 2018 apre a quegli esponenti della cosiddetta società civile, proprio quella tanto invocata dal leder di Forza Italia Silvio Berlusconi, una linea comunque preannunciata anche dal Partito Democratico.

Il M5S targato Luigi Di Maio realizza il suo “casting” tra imprenditori e professionisti, soprattutto nel Nord dell’Italia. E, in tal modo, il trio Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Di Maio replicano a FI che “pescherà” per le liste tra i non professionisti della politica e al Pd che potrebbe schierare personalità come Lucia Annibali o Roberto Burioni.

Dunque potranno partecipare alle “sfide dirette” anche non iscritti al M5S.

Non è finita qui. Secondo quando riporta l’agenzia Ansa, i codici di comportamento per gli eletti verranno modificati, così come cambierà il non-Statuto. E poi la norma contro i voltagabbana, quelli a cui piace cambiare casacca troppo facilmente. Per loro una multa da 100mila euro. I vertici pentastellati studiano proprio in questi giorni la formula migliore per renderla attuabile e non anticostituzionale.

Intanto il candidato premier del M5S ha fissato l’asticella del movimento per le prossime elezioni. “Puntiamo al 35%” ha detto nelle scorse ore, concludendo il suo tour elettorale nel Mantovano. “Con il 35% – ha spiegato – anche se non avremo la maggioranza assoluta dei seggi saremo la prima forza politica. Andremo, quindi, dal presidente della Repubblica e aspetteremo che ci dia l’incarico di formare il nuovo governo. A quel punto, governeremo con chi condivide il nostro programma”.

Di Maio, tuttavia, sembra non fare i conti con il capo dello Stato. La volontà del presidente Sergio Mattarella, infatti, secondo quanto trapela dai corridoi del Quirinale, non sarebbe affatto quella di consegnare il Paese a un eventuale primo partito, ma a colui che sarà in grado di portargli in dono una maggioranza certa, sicura. E’ improbabile che quel qualcuno possa essere Di Maio, anche se – si sa – le vie della politica sono infinite.