La confusione politica e’ tale che non si capisce piu’ se la partita e’ per il Colle o per il controllo del Pd. Lo scontro tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, a pochi giorni dall’elezione del presidente della Repubblica, ha l’aria della resa dei conti e rischia fatalmente di spingere il Paese alle urne, chiunque sia il nuovo inquilino del Quirinale. L’impressione e’ che il sindaco di Firenze, silurando in sequenza due candidature potenzialmente gradite al centrodestra (Anna Finocchiaro e Franco Marini), abbia avuto in mente di costringere il segretario del Pd a convergere sul nome di Romano Prodi. Il che significherebbe rompere con il centrodestra e, con ogni probabilita’, aprire la strada alle elezioni anticipate in autunno (il voto in piena estate sembra difficile). In pratica il progetto sarebbe quello di un governo Bersani da inviare alle Camere dopo l’elezione di Prodi: se dovesse essere battuto al Senato, come e’ probabile, l’attuale segretario democratico porterebbe il paese al voto ma con Renzi candidato premier (tutti i sondaggi gli attribuiscono le migliori chance di vittoria).
Non a caso i berlusconiani sparano bordate all’indirizzo di Renzi il cui atteggiamento e’ giudicato sconcertante e incline al trasformismo. Ma soprattutto insidioso per il Pdl. Il Cavaliere deve essersi reso conto che il suo estenuante surplace sul nome del futuro capo dello Stato si sta trasformando in un boomerang: il nome di Prodi, infatti, potrebbe raccogliere nel segreto dell’urna i consensi di molti grillini, chiunque sia il candidato incoronato dal web. Lo stesso Gianroberto Casaleggio, dopo aver provato a caldeggiare l’identikit di un uomo non proveniente dalla politica (Rodota’ o Zagrebelsky), ha ammesso che se il vincitore delle Quirinarie dovesse essere Prodi il movimento si adeguerebbe. Del resto – come si nota nel Pd – la rosa di dieci nomi emersa dalla consultazioni on line dei 5 stelle ha dimostrato che il M5S ha radici essenzialmente di sinistra: dunque Prodi potrebbe rappresentare un buon punto d’equilibrio.
Ma il Professore ha estimatori anche in Scelta civica. I montiani, alle prese con la diaspora Udc dopo il disimpegno light annunciato dal premier, lavorano per le larghe intese che restituirebbero loro il prezioso ruolo della forza cuscinetto: ma e’ chiaro che se l’accordo Pd-Pdl non si dovesse raggiungere, la componente ex democratica di Scelta civica confluirebbe su Prodi senza problemi. Il che significa che una maggioranza potenziale sul nome dell’ex premier gia’ esiste. Si tratta di capire se resistera’ alle trattative sotterranee tra i gruppi.
A correre i pericoli maggiori in questa fase e’ proprio il Pd: il rischio di una scissione e’ sempre in agguato perche’ la vecchia classe dirigente non ha intenzione di lasciare campo libero al sindaco di Firenze. L’asprezza delle repliche della Finocchiaro e di Marini a Renzi ne sono la dimostrazione.
E’ in questa crepa che la destra spera di inserirsi per sbarrare la strada del Quirinale a Prodi. Renato Schifani ha fatto sapere che politicamente il Pdl ritiene praticabili solo le candidature di suoi uomini, Gianni Letta o lo stesso Silvio Berlusconi. Il che significa che il nuovo incontro del Cavaliere con Bersani sara’ tutto in salita. E si capisce perche’: i sondaggi in possesso del leader del centrodestra dicono che in eventuali elezioni Renzi sarebbe per il Cavaliere un avversario ben piu’ temibile di Bersani. Dunque per scongiurare il voto (che Bersani non vuole) Pdl e Lega alzano la posta.
Non si vedono molte vie d’uscita. Bruciati i nomi di Marini e Finocchiaro, per tentare un ampio accordo a Bersani restano solo due petali della rosa, Amato e D’Alema, facilmente esposti agli attacchi dei 5 stelle. Inoltre c’e’ sempre la richiesta del centrodestra di dare vita ad una grande coalizione per il nuovo governo, richiesta considerata irricevibile da Bersani. Ecco perche’ il calcolo di Renzi di un rapido ritorno alle urne puo’ rivelarsi azzeccato.
































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