Pd, Renzi: il partito deve passare dal pensare al fare

Matteo Renzi, intervenuto durante un incontro elettorale a Trento, ha detto che il “renzismo” è “una malattia dalla quale si puo’ guarire”. ”Possiamo discutere, possiamo anche litigare – ha detto – ma non possiamo dividerci sui dei cognomi”. Renzi ha difeso il suo intento di conquistare i voti degli elettori delusi del centrodestra. ”Meglio i voti dei delusi che il voto di Brunetta in Parlamento”.

Il sindaco di Firenze ha fra l’altro sottolineato che ”il PD non e’ un’accozzaglia di gente, ma siamo donne e uomini che vogliono far stare meglio la loro terra”.

Oggi e’ il sesto anniversario della nascita del Pd: "Il compleanno cade oggi e riguarda un Partito democratico che dal pensare deve passare al fare; da vent’anni – sottolinea Renzi -, ci occupiamo dei talk-show, ma io penso che il Pd debba ora camminare sulle proprie gambe, deve sapere fare, deve non rinviare più, deve avere idee chiare”. Ecco perché “faremo un congresso con le primarie, cercando insieme di individuare delle soluzioni di innovazione e rinnovamento”. Dunque "interverremo con chiarezza sul grande spreco, soprattutto sullo spreco delle speranze, delle intelligenze, delle capacità, che toccano anche i ventenni. In questi mesi sarà importante avere un sistema elettorale diverso da quello di oggi”.

Secondo il primo cittadino del capoluogo toscano “la prospettiva europea va rovesciata: bisogna partire dai territori e non lasciare che l’Ue sia dei burocrati. In questi anni abbiamo visto un Europa di burocrati e tecnocrati, mentre ci siamo dimenticati l’Europa dei Popoli, che Alcide De Gasperi aveva teorizzato come luogo della pace, e siamo passati dalla guerra all’Erasmus". Oggi l’Europa "e’ un’incompiuta, con regole diverse per il lavoro anche se abbiamo in tasca tutti la stessa moneta. L’Europa si dimentica di avere una politica comunitaria in termini di rispetto per la persona, ci regola i prodotti artigianali locali, ma si dimentica di regolare i rapporti tra le nazioni. Se non iniziamo a parlare di Europa partendo dai territori non andiamo da nessuna parte: lasciando perdere il ‘ce lo chiede l’Europa’, passando al ‘cosa chiediamo noi all’Europa’. Se lo chiede l’Europa significa che siamo utenti, noi ora vogliamo partire da noi, dal basso, rovesciando i rapporti e chiedendo ciò che vogliamo, con responsabilità".