Egregio signor direttore,
ho letto il vostro articolo intitolato "Papa Francesco scrive a Repubblica: "Dialogo aperto sulla fede". Mi ha colpito molto la lettera che ieri Papa Francesco ha mandato al giornale "La Repubblica". Io sono d’accordo con il Santo Padre, quando egli afferma che in pratica la fede è ricerca. La fede è un cammino, qualcosa che va cercato fino in fondo, nei pensieri, nelle opere e nelle parole. Questo discorso vale per chi, come me, si professa credente e praticante, per chi si professa credente ma non pratica e per gli atei. La ricerca di Dio è un cammino. Molto spesso, specialmente in questi tempi, l’uomo si ancora alle cose terrene. Lo fa per pigrizia intellettuale e spirituale. Cercare Dio significa anche doversi accollare delle croci. Io, per esempio, parlo per esperienza diretta. Per ragioni religiose, ho perso delle amicizie. Per ragioni religiose, per esempio, non vengo capito, quando dico che la messa del sabato mattina non vale per la domenica. Mi viene detto che ciò che penso è roba da bigotti, vecchietti o preti. Tuttavia, queste croci fanno parte del gioco. L’uomo di oggi è spiritualmente pigro. Si accontenta di non fare del male a nessuno e di comportarsi bene. Queste cose sono commendevoli ma essere cristiani è ben altra cosa. Essere cristiani significa cercare Dio in ogni dove.
Per esempio, attualmente, io ho qualche problema. Il lavoro che manca è una di queste cose. Questo può creare frustrazione ed indurmi a chiudermi in me stesso, rifiutando anche la fede. Tuttavia, cerco sempre di essere sereno (anche se, lo confesso, ciò è difficile) cercando sempre Dio nell’aiuto per il prossimo o nella vita sociale, oltre che in chiesa. Mi impegno politicamente e ogni sabato pomeriggio vado a messa presso la Casa di Riposo, qui a Roncoferraro, in Provincia di Mantova, anche per dare un segno a chi deve stare lì.
Debbo dire che trovo confortante quando vedo un signore anziano che si trova alla Casa di Riposo che sorride quando io gli porgo la mano al momento dello scambio del segno di pace, durante la messa o quando una mia idea porta buoni risultati per gli altri. Questo mi fa ricordare che nonostante tutto c’è ancora del bene dentro di me. Penso che questo discorso debba valere anche per gli atei. La mia idea è che ci sono due tipi di atei: gli atei militanti, quelli che accecati da certe ideologie rifiutano ogni confronto, ed i semplici non credenti che però sono aperti di cuore. Con questi ultimi può esserci un dialogo.
































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