NEOSEGRETARIO PD | Zingaretti, “la parola chiave è rigenerazione”

Ipotesi mini-Tav? “Non penso che le divergenze tra M5S e Lega siano sul progetto, ma sull'opera in sé”. "I migranti sono capri espiatori, la Lega cavalca la paura”

Nicola Zingaretti, in occasione del suo primo impegno da nuovo segretario del Pd, a Torino, a sostegno del governatore Sergio Chiamparino, parla anche di Tav: “Torino è diventata il simbolo di una regressione culturale. Da qui dobbiamo ripartire per ridare fiducia al Paese”, la Tav “a torto la si considera un problema torinese, piemontese, settentrionale. Ma il costo dell’incertezza lo pagano tutti gli italiani. L’arrogante leggerezza con cui il governo affronta un tema così delicato è l’immagine di come non si governa un Paese moderno”, “l’hanno capito tutti che l’Italia la governa Salvini. Il quale fa prevalere l’interesse del partito su quello nazionale. E’ un lucro miserevole”.

Ipotesi mini-Tav? “Non penso che le divergenze tra M5S e Lega siano sul progetto, ma sull’opera in sé. Dossier, studi e contro studi servono solo a nascondere un gigantesco problema politico. Un gioco delle tre carte a spese del Paese. Non l’unico. Il costo dell’odio sparso a piene mani per sopperire all’assenza di cultura di governo”.

Intervistato dal quotidiano La Stampa, il neosegretario Pd spiega: continuo ad essere un uomo normale.

“Difendo con le unghie la bellezza di fare la spesa al supermercato, di pranzare con la mia famiglia sulla spiaggia di Maccarese anche se ci sono quindici paparazzi intorno. Essere una persona normale non è una cosa negativa. Se sali sul dirigibile, non sei utile a chi è rimasto sotto”.

“Io ho vissuto una vita politica molto ricca. Prima di fare l’amministratore ho lavorato con Shimon Peres, pranzato con Nelson Mandela, visitato Bill Clinton alla Casa Bianca e bevuto cerveza (troppe, per me) con Felipe González. Alcuni miei colleghi ci avrebbero scritto non un libro, ma un’intera enciclopedia, io lo racconto alle mie figlie. Ho la sensazione che la crisi della politica sia figlia della volontà di volere sempre apparire senza essere niente”.

Da fratello del commissario Montalbano a Montalbano fratello del leader del Pd? “Non scherziamo. Lui fa 12 milioni di telespettatori! Ne riparliamo quando il Pd prenderà 12 milioni di voti”.

Ancora contro la Lega e il “governo della paura”: “I migranti sono capri espiatori, la Lega cavalca la paura. Ora si comincia a capire che gli acchiappavoti disperati al governo la alimentano. Noi vinceremo quando sradicheremo la paura, che nasce dall’incertezza sul futuro”.

Come si sradica la paura? “Spiegando che se si ritorna all’oppressione sul più debole, non c’è limite. Oggi tocca a un immigrato, domani a chi prega rivolto a La Mecca, a chi vuole girare di notte con la kippah in testa, a due ragazzi che si baciano alla fermata del bus. E poi?”, “la Lega nasce per rappresentare l’Italia produttiva, ma la Lega di Salvini è un’altra cosa. Nazionalista e regressiva. Ora i ceti più dinamici si accorgono che odio e paura non generano Pil e benessere. Siamo in un tornante della storia. Presto proprio in queste terre si romperà il patto più che ventennale con la Lega”. E aggiunge: “Parlano i numeri. Dopo nove mesi produzione industriale -5,5%, fatturato -7,9%, spread oltre 250 insostenibile per imprese e famiglie, crollo della fiducia dentro e fuori il Paese. Gli imprenditori non scommettono sull’Italia, il decreto dignità provoca licenziamenti. Se il Pd avesse fatto la metà delle cose contro il Nord che ha fatto Salvini, saremmo stati messi alla gogna”.

Occorre puntare “sulle infrastrutture, ma con una cultura moderna. L’Italia ha tre talloni d’Achille. Le infrastrutture materiali e immateriali attraverso cui si muovono persone, merci e idee. Le infrastrutture della conoscenza: scuola, università e ricerca. Le infrastrutture del welfare e della salute. La competitività del Paese passa da questi assi. Altro che il blocco dello sviluppo o follie antistoriche come i No Vax”.

Sulla autonomia differenziata “ho già parlato con tutti i governatori di centrosinistra. Il Pd presenterà una sua proposta. Sì all’autonomia per migliorare il sistema sul piano amministrativo, assolutamente no a quella leghista”.

Qual è la linea Maginot? “Su materie che incidono sui diritti costituzionali – welfare, sanità, scuola – vanno garantiti livelli minimi per tutti gli italiani a ogni latitudine”. E sul residuo fiscale? “Non se ne parla. Così si distrugge l’Italia”. Non è giusto premiare chi produce più ricchezza? “Figuriamoci, è illusione propagandistica. Tutta l’Italia investe in ricerca e sviluppo 26 miliardi l’anno; la Cina oltre 400 miliardi. Piemontesi, lombardi e veneti staranno meglio distruggendo l’Europa e rinserrandosi nelle loro terre?”.

“Io Renzi non l’ho mai votato, neanche quando sembrava onnipotente. Ma ho sempre avuto con lui rapporti schietti e leali. Vorrei che continuassero ora che i ruoli sono cambiati. Non ho segnali in senso contrario, sono ottimista”. “I gruppi parlamentari sono del Pd. E di nessun altro. Mi aspetto che sia così. Dobbiamo dare all’Italia un partito con meno sospetti e più rispetto”, “quando litighiamo troppo, ci criticano. Quando litighiamo poco, come nei dibattiti delle primarie, pure. Bisogna trovare una terza via”.

Un governo leghista con centrodestra e transfughi grillini e dialogo Pd-M5S? “Fantapolitica. E comunque attenti: da troppi anni non c’è un governo uscito dalle urne. Nemmeno questo, al di là della retorica, lo è”.

Zingaretti sostiene che “il centrodestra estremista e nazionalista mette in crisi persino l’atlantismo. L’eterogeneo elettorato M5S è in scomposizione, perché vede che il Movimento per cui ha votato non sta realizzando quasi nulla della rivoluzione promessa. La partita si è riaperta. Vedo un bipolarismo tra noi e Salvini, ma al Pd serve un nuovo radicamento sociale”.

Un accordo con M5S? “Le alchimie e gli accordicchi non portano da nessuna parte. La parola chiave è rigenerazione, una parola che impone un rapporto diverso con il Paese. Come Sala a Milano, Zedda a Cagliari, noi stessi nel Lazio, dove il 4 marzo 2018 abbiamo rotto un modello nazionale”.