Napolitano, ‘Forza Italia non rompa su riforme’. Ma gli azzurri: ‘travalica suo ruolo’

"La crisi globale che si trascina dal 2008 e quella che ha poi più direttamente investito l’eurozona hanno messo a dura prova la coesione sociale nel nostro come in altri Paesi. Le più elaborate previsioni internazionali per il 2014 segnalano un rischio diffuso di tensioni e scosse sociali, originate dalle regressioni e dalle crescenti disuguaglianze subite in questi anni, in modo particolare nel nostro continente". Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel discorso tenuto in occasione della tradizionale cerimonia per lo scambio degli auguri di Natale e Capodanno con i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile. Un discorso tutto centrato sulla necessità di rispondere al malessere sociale e di garantire la stabilità politica: "È importante che l’Italia continui a essere governata in questo 2014 che comincia. L’Europa ci guarda e anche gli italiani. È superfluo e banale ribadire che la stabilità non è un valore in sé se non si trasforma in azione di governo adeguata" ha detto Napolitano, sottolineando che "non c’è nulla che assomiglia a una concessione all’inerzia e all’inefficienza nella preoccupazione di evitare un cieco precipitare verso nuove elezioni a distanza ravvicinata dalle precedenti". Nel discorso di Napolitano non sono mancati riferimenti anche al suo futuro prossimo al Quirinale: "Nel ringraziare il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni per la fiducia largamente accordatami – ha detto il capo dello Stato riferendosi al suo secondo mandato – ebbi modo di indicare inequivocabilmente i limiti entro cui potevo impegnarmi a svolgere ancora il mandato di presidente. Anche di quei limiti credo abbiate memoria – sottolinea Napolitano – ed io doverosamente non mancherò di rendere nota ogni mia ulteriore valutazione della sostenibilità, in termini istituzionali e personali, dall’alto e gravoso incarico affidatomi".

"Gravoso" anche in virtù della crisi sociale in atto, di cui Napolitano parla diffusamente nel suo discorso: "Questioni vitali – afferma – sono quelle con cui si sono confrontate una miriade di imprese condannate a soccombere o ancora oggi sull’orlo del collasso, masse di lavoratori costretti alla cassa integrazione o esposti alla perdita del lavoro, un’altissima percentuale di giovani chiusi nel recinto di una disoccupazione ed emarginazione avvilente. Il governo registra in questo momento con comprensibile soddisfazione l’arresto della caduta del pil, ma la recessione morde ancora duramente e diffusa appare la percezione della difficoltà ad uscirne pienamente e ad imboccare la strada di una decisiva ripresa della crescita. Occorrono ancora forti stimoli a integrazione di quelli introdotti con misure approvate dal Parlamento nel corso di quest’anno e già nell’anno precedente, con un succedersi di sforzi dei quali tra l’altro vanno verificati concretamente i risultati".

Secondo il capo dello Stato "la massima attenzione va data a quanti non sono raggiunti da risposte al loro disagio, categorie, gruppi, persone che possono farsi coinvolgere in proteste indiscriminate e finanche violente in uno strenuo e sterile moto di contrapposizione totale alla politica e alle istituzioni. Occorre accompagnare il più severo richiamo al rispetto della legge con la massima attenzione a tutte le cause e i casi di più acuto malessere sociale". Nel suo discorso, inoltre, che fa il bilancio di un anno in cui l’Italia ha conosciuto "mutamenti incalzanti sulla scena politica, mutamenti ancora lontani da un chiaro assestamento e tali da presentare incognite non facilmente decifrabili", Napolitano si sofferma sul futuro del governo, i cui destini "poggiano soltanto sulle sue forze, sono legati soltanto al rapporto di fiducia con la sua maggioranza".

Napolitano si rivolge in modo diretto a Forza Italia, affinché il partito di Silvio Berlusconi non lasci oltre la maggioranza anche il cammino delle riforme: "Vorrei rivolgere uno schietto appello al partito che il 2 ottobre scorso si è distaccato dalla maggioranza originaria guidata da Letta, perché quella rottura non comporti l’abbandono del disegno di riforme costituzionali". Inoltre, con riferimento alle vicende giudiziarie e alla decadenza di Berlusconi, Napolitano ha spiegato che "la severità delle sanzioni inflitte, la riluttanza a prenderne atto e a compiere gesti conseguenti può indurre l’interessato e la sua difesa a tentare la strada di possibili procedimenti di revisione previsti dall’ordinamento nazionale o a proporre ricorsi in sede europea" ma "non autorizza a evocare immaginari colpi di Stato e oscuri disegni cui non sarebbero state estranee le nostre più alte istituzioni di garanzia".

"Il discorso di Napolitano apre alla speranza di un 2014 in cui si risolvano i nodi che hanno bloccato la politica italiana per tanto tempo" ha commentato il presidente del Consiglio Enrico Letta, che aggiunge: "Spero che il Parlamento colga il monito del presidente della Repubblica". Intanto, al capo dello Stato che punta ancora l’indice sulle "condizioni disumane delle carceri" e invoca "decisioni che siano anche di riforma della giustizia", il premier risponde così: "Già domani il Consiglio dei ministri darà seguito alle parole del capo dello Stato sulla giustizia".

Critiche al discorso di Napolitano arrivano invece da Forza Italia, con il presidente dei deputati forzisti Renato Brunetta che afferma: "Constatiamo con sconcerto e amarezza il ruolo di supporto che il presidente Napolitano esercita nei confronti del governo e della sua maggioranza, travalicando il ruolo assegnatogli dalla Costituzione su cui pure ha giurato".