Mediaset, PdL: ‘dopo B c’è ancora B’. E nel Pd scoppia il caso Renzi – di Gabriele Polizzi

Seconda giornata di udienza in Cassazione sulla vicenda Mediaset legata ai diritti tv che vede tra i quattro imputati l’ex premier Silvio Berlusconi, condannato in primo e secondo grado a 4 anni di reclusione per frode fiscale e a 5 di interdizione dai pubblici uffici. Interdizione che la Procura generale della Cassazione ieri ha chiesto di ricalcolare al ribasso portandola a 3 anni. Nella giornata di oggi dovranno parlare i sette legali degli imputati. Il primo a prendere la parola e’ stato l’avvocato Luca Mucci che difende Daniele Lorenzano (ha una condanna di 3 anni e 8 mesi e a 5 di interdizione). Gli ultimi a parlare saranno i difensori dell’ex premier Niccolo’ Ghedini e Franco Coppi. Non e’ ancora dato sapere se quella di oggi sara’ effettivamente la giornata del giudizio o se si silittera’ a domani.

Intanto continua il dibattito politica che ruota intorno al processo Mediaset. Stefano Fassina, viceministro dell’Economia, è convinto che il governo debba guardare avanti senza farsi condizionare dalla sentenza della Cassazione, perche’ "le larghe intese sono nate per rispondere alle urgenze economiche e sociali, per fare le riforme istituzionali e cambiare la legge elettorale. Qualunque sia l’esito dell’udienza in Cassazione". Se il Pd non reggesse l’urto di un’eventuale condanna definitiva di Silvio Berlusconi, "commetterebbe un gravissimo errore politico".

Della stessa opinione è il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini: “Il Governo fa quel che può, deve per andare oltre a tutti questi fatti, sarà la politica a trovare una sintesi. Noi siamo fiduciosi che il Governo possa continuare a lavorare e a dare risposte al Paese".

Nel PdL si continua a ripetere che, vada come vada, nessuno potrà togliere al Cavaliere la possibilità di guidare il PdL: "Nessuna sentenza può privare #Berlusconi della leadership confermata da milioni di elettori. L’alternativa a Berlusconi è Berlusconi”, si legge sul profilo Twitter della deputata del Pdl Mariastella Gelmini. Un po’ lo stesso concetto espresso da Renato Brunetta, capogruppo del PdL alla Camera, intervenuto a “Radio Anch’io” su Radio Uno: “Nel centrodestra manca una vera alternativa a Berlusconi? L’alternativa a Berlusconi si chiama Berlusconi”, ha detto l’azzurro, che si è anche detto convinto che nei confronti dell’uomo di Arcore “ci sia stato e ci sia un accanimento giudiziario”.

Nel frattempo, nel Partito Democratico – in attesa della sentenza – tiene banco il caso Renzi: il sindaco di Firenze, secondo il Giornale, avrebbe chiamato Berlusconi per esprimergli la propria solidarietà. Niente di più falso, commenta il portavoce di Renzi, Marco Agnoletti: “Matteo Renzi non ha mai espresso solidarieta’ a Silvio Berlusconi ne’ direttamente ne’ indirettamente. I processi e le sentenze si rispettano e non si commentano". “Il tentativo del direttore Sallusti di dipingere Renzi prima come pugnalatore a tradimento del governo Letta e ora come solidale con Berlusconi merita tutto l’apprezzamento degli appassionati di fiction, ma è decisamente fuori dalla realtà".