Matteo Renzi, i sindacati e le toghe rosse – di Leonardo Cecca

Non riesco a capire se con Matteo Renzi siamo precipitati nel baratro oppure siamo in una turbolenta fase che sfocerà in una ripresa totale. Il presidente del Consiglio ne sta dicendo e combinando di tutti i colori, ma ben poco di positivo si intravede: gioca con le tassazioni con troppa disinvoltura e questo sa di imbroglio, tratta con i partner europei con disinvoltura, mostrando persino i muscoli, per poi calarsi le braghe; altro che compiti a casa, è costretto anche ad andare a ripetizione.

Ora, con il suo procedere a zig e zag, un passo in avanti e due indietro, è giunto a due incroci importanti: quello con i sindacati e quello con la magistratura. Per la prima volta in Italia si è sentito un premier dire: "E’ surreale che il sindacato chieda di trattare con il governo, è ora che ognuno torni a fare il proprio mestiere. Il sindacato deve trattare con gli imprenditori. Se vogliono cambiare le leggi del governo, si facciano eleggere in Parlamento". Giustissimo, mazzata più pesante non poteva abbattersi su certe teste abituate a dettar legge e, sinceramente, mi auguro che mantenga quanto detto e che alla prima occasione riveda al ribasso i privilegi di cui godono queste categorie. Sarebbe una svolta epocale che darebbe lustro all’Italia, al governo ed ossigeno agli imprenditori.

L’altro incrocio è quello relativo ai "malumori" che certe iniziative hanno generato presso la magistratura, la quale, a dire il vero, specialmente negli ultimi anni ha avuto qualche frangia che è andata ben oltre il seminato. Purtroppo causa politicanti da strapazzo più consoni a lavoro nei campi che a occupare poltrone di prestigio, usate spesso per operazioni un po’ "nebulose", la magistratura ha approfittato di questa caduta di stile e, con il passare del tempo, ha trasbordato dalle sue competenze invadendo il campo legislativo ed ha creato una casta che tutto fa e che tutto può. Ebbene, Renzi dimostri nel confronto con le toghe di essere una persona all’altezza dell’arduo incarico che ha assunto e faccia rientrare la magistratura nei propri ranghi.

Come detto all’inizio, la situazione appare piuttosto ingarbugliata, ma se Renzi la smettesse di dire ciarlatanate e tenesse duro sui due temi accennati, sarà un grande balzo in avanti per tutto il Paese e di sicuro auspicio per il futuro; se non ha coraggio e/o demorde per i mille e mille motivi che sussistono nell’animo di un politicante, allora faccia un passo indietro "che è meglio", diceva il puffo Quattrocchi. Un prete di campagna avendo fatto richiesta di una perpetua, alzando gli occhi al cielo, disse: "Che Dio ce la mandi buona".