Marò italiani all’estero, a Giulia Latorre tutta la mia ammirazione – di Leonardo Cecca

Credo che ormai in Italia la decenza sia solo un lontano ricordo. Una ragazza di soli 20 anni, Giulia Latorre, figlia di uno dei due marò detenuti in India, ha avuto l’onestà, il senso civico ed il coraggio di scrivere apertamente, anche se in modo un po’ colorito, che tipo di paese siamo e quali sono gli interessi prioritari dei personaggi che occupano le alte cariche istituzionali; e subito si è scatenato il finimondo.

Finimondo, perchè parte della sinistra ha inteso tale onesta esternazione un oltraggio al "democraticamente corretto". Al coro dei "democratici turbati" non poteva non partecipare quel certo don De Capitani, che si distinse, da buon prete, per gli attacchi a Berlusconi e che oggi, con faccia di bronzo, scrive alla ragazza rimproverandola per "la letteraccia" ove ha espresso "maledizioni ed eventuali denunce".

Con massima spudoratezza scrive anche: "penso che tu sappia ciò che ha combinato tuo padre, non mi sembra che stesse per difendere la Patria Italiana", e poi ancora: "questa storia dei marò mi sta annoiando…”.

Ebbene, se si arriva a questo punto ove un prete si permette l’arbitrio di scrivere certe nefandezze, significa che siamo proprio quel "paese di merda" che ha detto la signorina Giulia, alla quale va tutta la mia ammirazione.