Mafia, condannata a 6 anni la figlia dello ‘stalliere di Arcore’

Condannata a sei anni e quattro mesi ma cade l’associazione per delinquere di stampo mafioso per Cinzia Mangano, la figlia dello ‘stalliere di Arcore’, morto nel 2000 e di cui la donna, secondo la Procura distrettuale antimafia di Milano, sarebbe stata l’erede, in senso malavitoso. Con lei sono state condannate altre sei persone, tra cui il genero di Mangano, marito dell’altra figlia, Loredana, Enrico di Grusa, a pene tra i quattro e gli otto anni. Non un associazione di stampo mafioso ma un’associazione ‘semplice’ per il giudice che ha deciso al termine del processo con rito abbreviato. Alla lettura della sentenza hanno presenziato in parecchi tra famigliari e amici degli imputati.

Eppure, per la Procura, nella ricostruzione dell’accusa che aveva portato al loro arresto, gli imputati avrebbero realizzato un "sistema" delle cooperative di logistica e servizi che si era espansa "nel tessuto economico", stringendo anche un patto con le organizzazioni calabresi. Con queste si sarebbe creata un una storia criminale senza soluzione di continuita’ con i mandamenti di Pagliarelli e Porta Nuova, cui apparteneva Vittorio Mangano, fino all’eredita’ raccolta per conto delle cosche di Cosa Nostra dalla figlia Cinzia e da Di Grusa. In sostanza, una succursale della mafia siciliana a Milano, attiva gia’ negli anni ’90, e che avrebbe continuato a operare in tutti questi anni.

”Noi non dobbiamo dimostrare niente, non abbiamo bisogno di presentazioni”, diceva intercettata Cinzia Mangano. E questo perche’, come era spiegato nell’ordine di custodia cautelare, bastava ”l’autorevolezza del nome” Mangano per esercitare ”l’intimidazione” mafiosa e non c’era bisogno della ”violenza fisica” perche’ le vittime – tra questi tanti imprenditori lombardi – sapevano ”bene chi sono e cosa rappresentano Pino Porto, Cinzia la figlia di Vittorio” e il genero. Erano emersi anche contatti tra Porto, anch’egli condannato, e persone che, in vista delle elezioni, si erano rivolte a lui per ottenere un aiuto nelle imminenti consultazioni elettorali”. Si trattava di ”una sorta di investimento che portera’ l’esponente politico a essere riconoscente per l’aiuto richiesto e ottenuto”.

Tra i politici anche Domenico Zambetti nelle regionali lombarde del 2010: Zambetti diventera’ assessore alla Casa nella Giunta Formigoni e sara’ arrestato in un’altra inchiesta per voto di scambio con la ‘ndrangheta e concorso esterno in associazione mafiosa. Per il giudice, pero’, che depositera’ le sue motivazioni tra 90 giorni per la figlia di Mangano e gli altri imputati non c’e’ l’associazione di stampo mafioso ma una ‘semplice’ associazione per delinquere.