M5S, Napolitano sotto accusa – di Leonardo Cecca

Purtroppo ancora una volta il Movimento 5 Stelle ha dato prova di non conoscere le più elementari norme di rispetto, di democrazia e di senso civico; da un movimento che è sorto sui vaffa del comico genovese e che ha raccattato solo il malcontento non ci si poteva aspettare niente di diverso.  

Il M5S, pur partendo da giuste esigenze e da un malcontento che ormai riguarda la maggior parte degli italiani, finisce con il non far nulla, sia per mancanza di idee sia per quanto accennato sopra. Ora è la volta del Capo dello Stato per il quale hanno presentato richiesta per la messa in stato di accusa. Napolitano, di cui non dobbiamo dimenticare i suoi trascorsi – quando osannava i russi che massacravano i magiari e vedeva nei compagni bolscevichi "i portatori di pace ed i difensori della libertà" – non è stato sicuramente il Presidente di tutti, perché ha cercato solo di assecondare le esigenze di una sinistra allo sbando e di ostacolare Berlusconi in ogni modo: vedasi, per esempio, dl di cui Prodi fece man bassa di fronte ai richiami fatti al governo Berlusconi quando si accingeva a decretare. Ebbe anche la "lungimiranza" di suggerire di non emettere un decreto che permetteva di alimentare una ragazza morente poichè "non era urgente": la ragazza morì dopo due giorni! Che VERGOGNA! Roba da campi di lavoro nazisti o dei gulag.

Che dire dei due governi da lui imposti, specialmente quello Monti, nel quale anche un orbo vi ravvisa uno spregiudicato ribaltone? Che dire dell’abuso delle intercettazioni telefoniche su cui non si espresse fino a quando hanno interessato la sua persona? Da garante della Costituzione e della legalità avrebbe dovuto, a mio modesto avviso, rendere pubblica la conversazione, pure se registrata in modo illecito, invece nulla, e questo non è "trasparente".

Per quanto riguarda le forzature costituzionali poco mi sbilancio, essendo ignorante in materia, ma ho la netta impressione, a meno che gli occhiali non abbiano qualche difetto, che la bilancia penda e di molto verso la compiacenza a sinistra. Una nota dolente, che di certo non fa onore ad un Capo di stato, è la partigianeria nel rammentare fatti di storia, specialmente quelli inerenti alla nostra guerra civile. Circa le rappresaglie ha sempre sottolineato che esse erano opera dei nazifascisti e mai ne ha spiegato le cause. Per quanto riguarda questa spiacevole pagina della nostra storia, al massimo ha parlato di eccessi fatti dalle opposte fazioni, ma mai ha pronunciato le parole "partigiani comunisti". Eppure gli esce tanto bene quella di nazifascisti e poi la lingua gli si inceppa per l’altra? Sarebbe opportuno che lasciasse la Presidenza per trascorrere un po’ di tempo nel triangolo "rosso della morte" e vedrà che le parole "partigiani comunisti", autori di veri atti ignobili, gli entreranno nel repertorio.