L’Isis decapita nella piazza di Palmira l’archeologo Khaled al Asad

Uno studioso di fama internazionale di 81 anni decapitato sulla pubblica piazza, davanti al museo che per decenni ha diretto, e il suo cadavere appeso ad una colonna romana. E’ uno scempio deliberato della cultura e della civilta’ quello perpetrato dai miliziani dell’Isis a Palmira, in Siria, dove ieri hanno ucciso cosi’ Khaled al Asaad, per 40 anni responsabile di uno dei siti archeologici piu’ suggestivi al mondo.  

A dare notizia della tragedia compiutasi sullo sfondo delle rovine e dei colonnati romani, e’ stato Maamun Abdulkarim, direttore del Dipartimento nazionale dei musei e delle antichita’, con il quale Al Asaad aveva continuato a collaborare come esperto anche dopo il pensionamento, nel 2003. "Lo avevamo scongiurato, io e altri colleghi e amici, di andarsene da Palmira per mettersi al riparo, ma lui non ci ha voluti ascoltare", ha detto.

Al Asaad aveva infatti deciso di rimanere a vivere vicino alle antiche rovine di questa citta’ anche dopo che lo Stato islamico l’aveva occupata, nel maggio scorso, facendo temere che anch’essa, come diversi siti in Iraq, sarebbe diventata vittima della furia distruttrice dei jihadisti, che considerano statue e monumenti funerari come oggetti di ‘idolatria’. Prima dell’ingresso in citta’ degli uomini del Califfato, l’ex direttore aveva collaborato all’evacuazione dei reperti conservati nel museo. Proprio questo intervento potrebbe essere stato all’origine dell’arresto, circa un mese fa, di Al Asaad, e poi della sua uccisione.

Abdulkarim, e con lui un ex dirigente del Dipartimento nazionale, Amr al Azm, si dicono infatti convinti che dall’ex direttore i jihadisti volessero estorcere informazioni su presunti nascondigli segreti dei reperti nel territorio sotto il loro controllo. Magari non per distruggerli, ma per rivenderli sul mercato nero internazionale, come sono accusati da piu’ parti di fare. L’Isis ha affermato invece di averlo ucciso perche’ aveva collaborato con il governo di Damasco rappresentandolo in conferenze all’estero.

"La violenza barbarica nei confronti di un uomo che ha dedicato la vita al patrimonio culturale del proprio Paese e’ la negazione stessa della civilta’", ha affermato il ministro della Cultura Dario Franceschini, aggiungendo che "questo orribile atto non puo’ rimanere senza risposta". "I responsabili di tutti questi atti dovranno renderne conto davanti alla giustizia", ha detto da parte sua il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius. Nel giugno scorso si era diffusa la notizia che i jihadisti avevano minato le rovine di Palmira, facendo temere che potessero distruggerle, come gia’ fatto in siti archeologici in Iraq, in particolare a Hatra, Nimrud e nel museo di Mosul.

Abdelkarim aveva anche detto che l’Isis aveva distrutto una statua del I secolo avanti Cristo raffigurante la dea preislamica Al Lat sotto forma di leone. Lo Stato islamico ha reso noto da parte sua di avere distrutto alcuni busti romani provenienti da Palmira trovati in possesso di un contrabbandiere nella provincia di Aleppo. Ma l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) aveva affermato che si trattava di "falsi", sospettando che si trattasse di una messinscena proprio per coprire un traffico illegale condotto dagli stessi jihadisti.