Lingua italiana nel mondo, Fedi (Pd): ‘il nostro errore? Fidarci del governo’ – di Ricky Filosa

On. Marco Fedi, Pd

Marco Fedi, deputato Pd eletto all’estero e residente in Australia, sempre molto attento a ciò che accade a Roma e nel mondo per quanto riguarda i temi che interessano più da vicino i nostri connazionali residenti oltre confine, a colloquio con Italiachiamaitalia.it non risparmia critiche al governo che continua a togliere risorse a quel Sistema Italia nel mondo che invece dovrebbe essere maggiormente valorizzato.

On. Marco Fedi, parliamo di diffusione di lunga e cultura italiana nel mondo. Gli enti gestori della Svizzera denunciano il bluff del governo: “vi sarebbe un taglio di euro 2,6 milioni sull’esercizio 2016 deciso dal MAECI a seguito di una rimodulazione chiesta dal MEF”. E’ così?

Come spesso accade la verità è nel mezzo, difficile da raccontare perché sempre complicata, ma abbiamo il dovere di provare a spiegare, assumendoci anche le responsabilità che ci competono. Dopo la legge di stabilità per il 2015 e l’assestamento di bilancio, il capitolo 3153 si era attestato su 11.918.796 euro. La previsione per il 2016 e 2017 sarebbe tornata, però, a essere di 8.625.548. Giustamente al Senato si è lavorato su questo importo per evitare un taglio nei fatti, passando da quasi 12 milioni a 8 milioni. In effetti, non sarebbe stato, tecnicamente, un taglio ma il ritorno alla previsione esistente per il 2016 e 2017. Il Senato ha emendato mentre alla Camera non abbiamo potuto rimetter mano ai capitoli per gli italiani all’estero, ma eravamo convinti di aver raggiunto l’obiettivo: mantenere il capitolo al livello dell’assestamento 2015.

Il MEF, invece, ha operato una rimodulazione, contenuta in un allegato della ragioneria dello Stato, che riduce ulteriormente lo stanziamento sul capitolo. Oggi, quindi, ci troviamo a dover fare i conti con 9.4 milioni, che è un aumento rispetto alla previsione ma un taglio rispetto alla dotazione effettiva per il 2015, quella che avremmo voluto vedere riconfermata per il 2016. Di fatto gli enti gestori si troveranno con meno risorse.

Credo non sia difficile comprendere la nostra perplessità di fronte ad un Governo che sostiene un impegno per scuola e cultura e poi non riesce neanche a comunicare con il Parlamento per evitare la difficile situazione in cui ci troviamo. La volontà del legislatore qui è chiara: aumentare la dotazione del capitolo. La rimodulazione colpisce basso, sotto la cintura!

In effetti si tratta di una decisione vergognosa. Ma allora a che serve organizzare incontri per spiegare quanto sia importante la cultura italiana nel mondo – vedi Stati Generali della Lingua Italiana -, se poi si tagliano i fondi?

Il Vice Ministro Giro dovrebbe dircelo. Risponderà, spero, alle interrogazioni che gli pioveranno addosso. La responsabilità è anche sua. Incomunicabilità con il Parlamento, assenza di una visione strategica e, soprattutto, mancanza di consultazione e dibattito. Se avessimo saputo della rimodulazione avremmo potuto agire sia al Senato che alla Camera.

Ancora gli italiani nel mondo si portano addosso le cicatrici dovute ai tagli previsti nella manovra economica del governo varata lo scorso dicembre. Vi siete tanto spesi in legge di stabilità dichiarando a tutti di avere recuperato risorse per gli italiani nel mondo e poi scopriamo che per i corsi di lingua si aggiungono 3 milioni quando la Farnesina ne ha tagliati 6 (quindi meno 3); le agenzie di stampa ottengono centomila euro che però si sommano a zero e quindi scendono anziché salire. Ma in casa Pd i conti sapete farli?

Diciamo che nessuno prevedeva l’effetto “Cipputi”. Abbiamo reagito subito ed abbiamo immediatamente chiesto di trovare una soluzione per il 2016 e poi lavoreremo affinché negli anni successivi, in cui si partirà da un importo del capitolo di circa 6 milioni, per evitare questo modo convulso di operare e dare al capitolo una sua consistenza certa. Il Governo deve smetterla di operare rimodulazioni che, a scelta della Farnesina, si traducono in tagli lineari andando a colpire solo o comunque in percentuale più alta, i capitoli degli italiani all’estero.

Per i conti cerchiamo di capirci: si lavora, fino all’approvazione definitiva, sulle previsioni. Se poi in corso d’opera modifico la tabella di previsione, con un allegato che diventa solo alla fine nota di variazione di bilancio, e non te lo comunico, tu non avrai alcuna possibilità di intervenire. Il nostro errore: fidarci del Governo. In verità qualche sospetto lo avevamo. Alla Camera però il Governo non ci ha consentito di rimettere mano ai capitoli degli italiani all’estero sostenendo che il “possibile” era già stato fatto al Senato. Per le agenzie abbiamo posto all’attenzione del Governo l’esigenza di reperire risorse per arrivare almeno ai 240 mila euro dello scorso anno. Esiste anche qui una confusione alimentata da norme che non chiariscono a chi devono andare i fondi, se alla PCM o alla Farnesina. La questione a mio avviso sarà risolta. Sulla scuola invece il taglio, senza l’emendamento dei colleghi senatori, sarebbe stato pesantissimo.

Possibile che ancora l’Italia non abbia compreso che con la cultura “si mangia”, che con la cultura si fa business? Il governo che fa? Sa solo tagliare?

Cerchiamo però di inquadrare il problema nella giusta dimensione. Il Governo Renzi in questa legge di stabilità sui temi degli italiani all’estero ha investito. Sulla rappresentanza abbiamo dato risposte positive sia per la circoscrizione estero che per il rinnovo di Comites e Cgie. Sulle detrazioni fiscali per carichi di famiglia e sulle agevolazioni in generale, dopo proroghe e sospensioni, il Governo Renzi le ha estese a tutti. Abbiamo contribuito a mettere in sicurezza i Consolati e a continuare l’azione di tutela del patrimonio delle comunità degli esuli dell’Istria, Fiume e Dalmazia, oltre che per gli interventi a favore della minoranza italiana in Slovenia e Croazia. L’incidente di percorso sulla scuola deve essere affrontato e risolto ma non cancella o riduce l’impianto positivo della legge di stabilità.

In questo 2016 rimangono sul tavolo degli italiani nel mondo due grandi questioni: Imu e cittadinanza italiana. Cosa devono aspettarsi i nostri connazionali dagli eletti all’estero e dal governo?

Se partiamo da una base comune, cioè che non stiamo affrontando il tema di IMU, TASI e TARI, a cui aggiungo il canone Rai, dalla prospettiva di diritti negati, perché così non è, ma nell’ottica di riconoscere le specificità di chi risiede all’estero, possiamo, insieme, raggiungere risultati anche importanti.  Non solo non molliamo con la proposta politica ma lavoriamo con il Governo e i Ministeri e con le Direzioni Generali per dare risposte puntuali. Su IMU, TASI e TARI abbiamo raggiunto risultati importanti per i pensionati di pensione estera o in convenzione. Possiamo lavorare per riconoscere agevolazioni, riduzioni e persino abolizioni, solo se lavoriamo insieme seriamente ma consapevoli che oggi in Italia tutti sono tenuti a pagare il canone Rai a meno che non posseggano un televisore. In questo caso una procedura semplice consentirà di non pagarlo. Tutto ciò si applica a tutti gli italiani, in patria e all’estero.

Su IMU, TASI e TARI, analogamente, le condizioni si applicano a chi vive fuori dai confini del comune in cui è collocato l’immobile, sia che viva in patria o all’estero. Parità di trattamento, quindi. Ma noi chiediamo che si riconoscano particolari specificità, che si mantenga il rapporto con gli italiani nel mondo, che il patrimonio immobiliare non venga svenduto o abbandonato, che si concorra, anche dall’estero, a rivitalizzare il tessuto urbano dei comuni italiani. Un’azione sul fronte fiscale, sensibile a questa situazione, sarebbe utile al Paese.

Sul tema cittadinanza abbiamo fatto una scelta: avviare un approfondimento serio e puntuale al Senato con un testo che, identico a quelli presentati alla Camera da me e dalla collega La Marca, affronta in maniera separata la questione italiani all’estero. Rimane la scelta giusta. Non si può risolvere questo tema a colpi di emendamenti o con la propaganda politica. Non bastano annunci e stranissime petizioni. Non servono confusione e dubbi. In effetti basterebbe tranquillizzare: non si tratta di ridare la cittadinanza ai milioni di oriundi nel mondo ma di rispondere ad una esigenza limitata, il riacquisto, e a una sentenza della corte di cassazione che avremmo già dovuto applicare nel pieno diritto delle donne. Sono ottimista.

La sua ultima proposta di legge riguardo l’Imu ha ricevuto diversi commenti. Gli italiani nel mondo ne hanno davvero abbastanza. Più volte persino voi eletti all’estero avete dato l’impressione che si potesse arrivare a una positiva conclusione, e invece nulla di nulla. A quando la svolta? Per davvero, però…

Anche qui cerchiamo di capirci. I commenti che sostanzialmente dicono che parliamo ma non facciamo fatti sono sbagliati perché finora i “fatti“ li abbiamo fatti proprio noi, tutti in sede parlamentare, anche se il Governo ha accolto la nostra azione e le nostre proposte. L’impressione che invece nutro è che il gioco politico delle parti diventa la ragione di vita di alcuni. Proviamo a lavorare verso obiettivi comuni, con le idee chiare, senza esagerazioni politiche o linguistiche, e soprattutto consapevoli dei nostri doveri, non solo dei diritti. Noi ci impegneremo sulla giusta strada.

Curiosità finale: come commenta l’ingresso nel MAIE di Giovanni Rapanà, per anni esponente della sinistra democratica, ex coordinatore Pd in Canada?

Sono davvero molto felice, in termini politici e per ragioni opposte, sia per il PD che per il MAIE.