Libia, sottosegretario Giro: ‘serve iniziativa politica forte, coinvolgere Paesi Golfo’

“L’Italia vuole una sola Libia”. Lo ha detto il sottosegretario agli Esteri Mario Giro intervenuto su TgCom24. Per l’esponente del governo è necessario “responsabilizzare fortemente” anche il governo libico, altrimenti “non si uscirà da questa crisi. Siamo di fronte a una guerra civile, per motivi religiosi, politici, militari, e in questa guerra civile si crea lo spazio per chi vuole trarne beneficio. E in Siria dunque abbiamo questa terza parte mostruosa che si inserisce”.

La situazione, sottolinea Giro, “è complicata. La guerra di Siria dura ormai da quattro anni. La crisi in Libia dura anche da diverso tempo, ma la parte fuori controllo è più recente. Ogni tipo di intervento non può prescindere dalla presa di responsabilità dei protagonisti”. Il sottosegretario continua: “Abbiamo bisogno di una iniziativa politica forte, che veda tutti coinvolti, anche i Paesi del Golfo e gli altri vicini. Questa è una crisi del mondo islamico, una guerra civile nella guerra civile. Crisi anche per la leadership del mondo sunnita e per chi governerà su questo grande mondo”.

“Cosa vogliono gli uomini dell’Isis? Separare le civiltà – spierga Giro -, andare un passo oltre quello che hanno fatto finora i movimenti fondamentalisti. A questo gioco non dobbiamo starci, non dobbiamo accettare questa omologazione, non dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere e convivere. Non dobbiamo avere paura, certo dobbiamo garantire ogni sistema di sicurezza”. Intanto per giovedì è previsto il vertice alla Casa Bianca a cui parteciperà anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano.

A proposito degli sbarchi di immigrati sempre più frequenti sulle coste italiane: “gli sbarchi son una emergenza italiana da molto tempo, sicuramente utilizzata e manipolata. Non dipende da noi il flusso dei rifugiati. Chi parte arriva in generale da zone di guerra, da zone instabili. Dovremmo intervenire anche più a Sud. Sarebbe meglio trovare il modo di creare dei luoghi di accoglienza in Africa stessa”.