Libia, Pinotti: se Tobruk chiede aiuto l’Italia c’è (VIDEO)

Per la questione Libia, e per rispondere agli sbarchi, "da un lato c’è l’Onu e un lavoro presso il Consiglio di Sicurezza di cui l’Italia è protagonista solo come proponente, non essendo presente in Consiglio, ma che può avvalersi dei quattro paesi presenti per far sì che si arrivi a una risoluzione" dall’altro l’Unione Europea, nel cui ambito "nella riunione del 18 maggio è stato deciso per una missione per la quale stiamo cominciando a lavorare per raccogliere le forze. Si attende la risoluzione Onu, e sarebbe importante che arrivi entro la metà do giugno", in tempo per il Consiglio d’Europa. Lo ha detto il ministro della Difesa Roberta Pinotti nel question time al Senato, insistendo sul fatto che "se noi concretamente non costruiamo l’Unione nelle missioni congiunte, è difficile poi continuare a idealizzarla".

Il ministro ha insistito sul ruolo dell’Europa, e dell’Italia in particolare, nella risoluzione dei conflitti nel Sud del Mediterraneo: "Ci interessa dire al mondo che è soprattutto quella la zona dove è possibile sorgano minacce, e anche prenderci le responsabilità come abbiamo fatto". E sulla Libia, in particolare: "sembra stia partendo una richiesta di aiuto da parte del Parlamento di Tobruk. Siamo pronti a dare un aiuto, ma al momento non si sta prefigurando un intervento in Libia e nemmeno sui suoi confini".

Il ministro Pinotti ha parlato anche della riorganizzazione delle Forze Armate, prevista dal Libro Bianco sulla sicurezza presentato questa settimana al Parlamento, ricordando che "stiamo procedendo alla riforma che prevede luna riduzione di 50mila unità" che era però già prevista con la legge 244, e assicurando dunque che "per ora siamo in linea, non stiamo parlando di esuberi ma di quello che prescrive la legge, sarà un percorso molto graduale". Uno dei problemi già sottolineati in Parlamento era quello dell’età media di 37: "non la possiamo sostenere nei prossimi anni, stiamo valutando l’idea di immaginare che ci siano giovani che per alcuni anni prestano servizio nelle Forze armate e poi vanno a fare altro: mi rendo conto che si tratta di un lavoro importante, perché bisogna assicurare a chi fa una scelta del genere di avere una strada lavorativa, ma stiamo vedendo come fanno le altre nazioni".