Lettera a Salvini: “Io emigrato in Svizzera le spiego com’è subire il razzismo”

“Anche allora gli anti-stranieri svizzeri, come adesso lei e gli anti-stranieri italiani, dicevano che gli emigrati erano il problema. Invece si son rivelati la soluzione per costruire case, strade, gallerie…”

Il Fatto Quotidiano pubblica una lettera aperta indirizzata a Matteo Salvini, leader della Lega, da parte di un italiano emigrato in Svizzera.

“Egregio senatore, lei ancora non era nato nel 1967 quando il sottoscritto, insieme alla mia mamma e altri tre fratelli (mio padre era emigrato nel 1957), siamo emigrati in Svizzera. Questo suo slogan “prima gli italiani”, razzista e xenofobo, l’ho già sentito tanti anni fa, esattamente nel 1970: l’allora anti-straniero svizzero si chiamava James Schwerzenbach, anche lui era per “prima gli svizzeri”.

Indisse un referendum per mandare via un bel po’ di italiani perché “avevano chiesto braccia ed erano arrivati uomini” (Max Frisch).

Anche allora gli anti-stranieri svizzeri, come adesso lei e gli anti-stranieri italiani, dicevano che gli emigrati erano il problema. Invece si son rivelati la soluzione per costruire case, strade, gallerie, ecc., sviluppo economico e finanziario e sociale e civile.

In quegli anni quando eravamo noi i “selvaggi” come quelli che sbarcano adesso in Italia, i nostri connazionali, diciamo, meno illetterati, hanno usato bidoni d’inchiostro per chiedere il diritto a una casa e il ricongiungimento della famiglia per i loro connazionali emigrati. È vero che si dormiva nelle baracche, però niente di simile all’accoglienza disumana che l’Italia riserva ai poveracci dell’Africa schiavi dell’opulenta Europa”.