Un ulteriore, seppur breve, rinvio per l’esame in aula alla Camera della legge elettorale: dal 29 al 30 gennaio. E’ questa la decisione emersa dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio che alla fine mette in qualche modo d’accordo tutti: il M5s che voleva tutelato il suo diritto a un’opposizione dura e intransigente come quella che sta mettendo in atto sul decreto Imu-Bankitalia a colpi di ordini del giorno, e l’asse Pd-Forza Italia che non disdegna certo 24 ore in più per sciogliere gli ultimi nodi che permettano all’Italicum di navigare in acque più sicure sia in commissione che in aula a Montecitorio (e a maggior ragione al Senato).
L’accordo tra Renzi e Berlusconi sembrerebbe molto vicino (i due si sarebbero sentiti più volte telefonicamente durante la giornata) e ruoterebbe sostanzialmente su un innalzamento della soglia per il premio di maggioranza al 37-38% e la delega al governo per la ridefinizione dei collegi elettorali, come chiesto dal Pd, mentre Fi otterrebbe la reintroduzione di una norma salva-Lega, l’asticella dell’ingresso in Parlamento per i partiti in coalizione ferma al 5% e lo stop all’introduzione delle preferenze.
Nella partita ci sarebbero anche le primarie regolate per legge, ma non obbligatorie. Ben venga, quindi, questo leggero slittamento, come ammetteva già nel pomeriggio il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera e relatore della proposta di riforma della legge elettorale Francesco Paolo Sisto (Fi): "Un’oncia di respiro in più non guasta – ha confidato ai giornalisti in Transatlantico – e non c’è nessuna ansia da prestazione" perché "ci sono tutti i presupposti per fare presto e bene". Il provvedimento andrà in Aula "comunque entro gennaio anche se non si dovesse arrivare al voto in commissione", ha spiegato Sisto, perché "se qualcuno in commissione tenterà di allungare i tempi allora vorrà dire che parte della discussione si farà in Aula".
A esprimere anche i dubbi del Partito democratico rispetto all’atteggiamento tendenzialmente dilatorio delle formazioni minori è Maria Elena Boschi, fedelissima del segretario Matteo Renzi e delegata alla trattativa sulla legge elettorale: "Spero non ci siano tentativi di rallentare la riforma da parte di chi ha interesse a che la legge elettorale non si faccia", ha sottolineato in una pausa dei lavori a Montecitorio, "e non parlo di Forza Italia, che per il momento sta rispettando i tempi, ma dei piccoli partiti che infatti hanno chiesto di spostare la discussione a febbraio". Boschi ha rivendicato quindi la posizione assunta dal Pd e la sua volontà di arrivare all’approvazione della legge: "Più che ritirare i nostri emendamenti per procedere velocemente – ha sottolineato – non potevamo fare". E anche il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta plaude all’accordo Renzi-Berlusconi e punta il dito contro le formazioni minori: "L’accordo tra Berlusconi e Renzi, l’accordo tra Forza Italia e Partito democratico regge, nonostante l’atteggiamento dei piccoli partiti, nonostante l’ostruzionismo di alcune forze politiche irresponsabili, nonostante la voglia di qualcuno di rifugiarsi in pratiche da Prima Repubblica, andiamo avanti con questa importante riforma". Brunetta ha sottolineato che "entro la fine di questa settimana la Camera dei deputati approverà la norma che successivamente andrà a Palazzo Madama". Per Brunetta questo primo passaggio parlamentare della riforma del sistema elettorale rappresenta "un momento fondamentale per la legislatura, ma anche e soprattutto per le istituzioni del nostro Paese. Scrivere le regole del gioco in modo ampiamente condiviso, dopo la sentenza della Corte costituzionale, è una grande dimostrazione di responsabilità e di affidabilità – ha concluso – da parte di una classe politica troppe volte ingiustamente criticata. Da qui si riparta, sempre per l’interesse del Paese".
































Discussione su questo articolo