Legge elettorale, Storace (La Destra): ma a Silvio che gliene frega di scegliere i parlamentari?

"Ma a Berlusconi che gliene frega di scegliere i parlamentari? Gli ultimi che ha promosso al governo lo hanno salutato e sono rimasti impassibili persino in occasione della sua decadenza da senatore. Alfano & soci non hanno mosso un dito per evitare i colpi retroattivi di uma norma che e’ sembrata fatta apposta per eliminarlo dalla scena politica, con l’imbarazzante assenso del fu Pdl, la legge Severino. Nel cosiddetto Nuovo Centrodestra sono confluiti decine di deputati e senatori che sono stati nominati col si’ del Cavaliere. A che e’ servito?". Così il leader de La Destra, Francesco Storace, sul sito del partito.

"Berlusconi aveva gia’ subito una scissione, quella dei Fratelli d’Italia, che almeno nove deputati sono riusciti a rieleggerli. E prima ancora quella di Fini, rimasto a secco con i suoi. Morale: nominare parlamentari non serve proprio a nulla, meglio lasciar decidere il popolo. E’ democrazia – prosegue -. La discussione sull’Italicum – il nomignolo con cui e’ battezzata la nuova, prossima legge elettorale – ha ripreso forma dopo lo sblocco della riforma costituzionale, quel pasticcio che al Senato ha visto privilegiare ancora una volta la nomina dei membri del palazzo Madama che verra’, da parte dei consigli regionali, un tempo vituperati. Alle prossime elezioni politiche voteremo solo per la Camera. Sceglieremo una lista, i candidati saranno eletti nell’ordine deciso dal partito. Dal leader del partito. Il popolo non ci metta lo zampino. Con una variante possibile: il capolista "bloccato", i candidati a seguire con le preferenze. Il che vuol dire che agli elettori lasceranno scegliere il primo dei non eletti. Una colossale presa in giro".

"Poi, ci vorra’ un manuale di diritto costituzionale per capire chi accede al Parlamento. Anzitutto bisogna scegliere una coalizione che ha almeno il 12 per cento dei voti. Sconto all’8 per cento se si corre da soli, senza alleati. Se invece si e’ dentro la coalizione basta il 4,5 per cento. In pratica, chi decide l’avventura solitaria e’ un pazzo da internare. Grillo ne e’ conferma, ma almeno ha i voti. Altri no – sottolinea Storace -. I partiti farebbero invece cosa buona e giusta se limitassero le loro pretese. Lo sbarramento puo’ anche essere del 5 per cento, ma lo sia dentro e fuori coalizione, come in Germania, senza dare letteralmente troppi numeri. E poi, evitino il pasticcio sulle preferenze, che concederle dal secondo della lista in poi sembra uno scherzo agli elettori. Addirittura pare che si voglia stabilire che il capolista non vale nel caso che ci sia un candidato talmente forte che da solo prende il 20 per cento dei voti del partito. Ma per i miracoli non bisogna essere iscritti all’anagrafe… Ultima accortezza da garantire al corpo elettorale sia quella di evitare le candidature plurime. Gia’ ora – con il testo approvato alla Camera – ci si puo’ candidare in un gruzzolo di collegi; i partiti piu’ piccoli vogliono possibilita’ piu’ ampie di candidature di leaders: vorrebbe dire riproporre un’altra specie d Porcellum. Ovviamente, la legge al Senato si discutera’ a settembre. Ma queste sono le giornate in cui prende corpo un’eventuale, nuova intesa: da tenere d’occhio sono soprattutto quelli che fingono di volere le preferenze. In realta’, pensano al quorum e alle candidature plurime. Altrimenti non sanno come salvare i loro capi".