Legge di Stabilità, ombre e luci – di Marco Zacchera

La manovra finanziaria annunciata da Matteo Renzi è, sulla carta, una iniziativa positiva e credo vada esaminata con attenzione, soprattutto per verificare se le buone idee saranno poi effettivamente suffragate da buone opere. Pur letta con attenzione e ripulita dei lustrini, non sappiamo soprattutto se sarà accettata in Europa e quale effettivamente sarà quindi la sua versione finale, ma non c’è dubbio che strategicamente indichi una linea interessante.

C’è qualche dubbio fondato che venga accettata a Bruxelles così come è stata annunciata visto che degli oltre 30 miliardi “mossi” dalla manovra ben 11 sono “coperti” (si fa per dire) con un aumento del deficit – e quindi non coperti – e questo aspetto, per un paese che viaggia a ritmi di indebitamento disastrosi, potrebbe portare ad una bocciatura europea visto anche che il 2014 sarà ancora anno di recessione nonostante le speranze di mesi fa.

L’idea comunque di sgravare fiscalmente le imprese di parte dell’IRAP è giusta (così come era ed è assurda la tassazione precedente: come si fa a tassare anche per gli stipendi pagati ai dipendenti e chiedere poi maggiori assunzioni?), così come positiva è quella di ridurre in parte le imposte sulle fasce basse (i famosi 80 euro) anche se si aprono ingiuste sperequazioni per chi non lavora più – ovvero i pensionati, soprattutto i più modesti – e verso chi non è lavoratore dipendente…

Quello che non convince sono piuttosto gli ulteriori “tagli” agli Enti Locali e non perché non siano giusti, ma perché una volta di più sono generalizzati e non tengono conto specificatamente se un comune o una regione siano più o meno risparmiosi.

Da questo punto di vista difficile sostenere, come fa Chiamparino, che le Regioni non potrebbero risparmiare un po’ su molto delle loro spese interne, senza necessariamente tagliare (o tassare) la sanità.

Finchè non si premieranno concretamente, comunque, i comuni virtuosi e non ci renderemo conto che in alcune regioni e in numerose città ci sono ben più sprechi che altrove, non si risparmierà e soprattutto si proseguirà nell’ingiustizia di colpire in modo indiscriminato.

Molto più saggio sarebbe stato quindi “livellare” di più i trasferimenti pro-capite ed avviarci a cancellare le regioni a statuto speciale che hanno assurdi privilegi e vantaggi fiscali. Questi vantaggi sarebbero da dirottare piuttosto – ma solo per un limitato numero di anni – a singole aree disastrate o settori in crisi, ma condizionandoli al raggiungimento di specifici obiettivi: un incentivo a crescere, non un invito e una copertura a spendere!

Nella manovra appaiono anche ampie zone d’ombra: si parla di nuovo aumento delle accise (giochi, benzina, tabacchi) ma – per esempio – non si impone alle compagnie petrolifere un prezzo massimo del carburante in linea con gli andamenti mondiali del costo del greggio (che è sceso del 25% in tre mesi) così come per il prezzo di alcuni servizi le cui materie prime oggi costano meno ma non sono diminuiti di prezzo per il consumatore finale.