Lavoro: retribuzioni giugno +1,5%, sopra inflazione

Gli stipendi crescono piu’ dei prezzi, ma e’ una sfida al ribasso: se con giugno per il terzo mese consecutivo l’aumento dei salari risulta maggiore dell’inflazione e’ anche vero che gran parte del merito spetta ai listini, precipitati a fine anno e ora stabili a un tasso dell’1,2%, contro il rialzo dell’1,5% registrato dall’Istat per le retribuzioni contrattuali orarie. Insomma lo scarto e’ certo a favore delle tasche degli italiani, del cosiddetto potere d’acquisto, tuttavia dietro c’e’ sempre lo zampino della crisi, che contraendo i consumi ha determinato il crollo dei prezzi.

Il fronte salariale nell’ultimo periodo e’ stato infatti caratterizzato da una situazione di stallo e il lieve miglioramento di giugno non cambia il quadro. Le retribuzioni mettono a segno un incremento dello 0,2% su maggio, con una leggera accelerazione su base annua, ma comunque il loro livello risulta basso, con la crescita media nei primi sei mesi del 2013 ferma all’1,4%.

D’altra parte l’attivita’ contrattuale e’ congelata, nel privato succede poco, a giugno e’ stato recepito un solo accordo (autorimesse e autonoleggio), mentre nel pubblico e’ tutto bloccato. Ecco che, sempre secondo i conti dell’Istat, sono circa 6,7 milioni i dipendenti in attesa di rinnovo, pari al 52,1% del totale. In altre parole piu’ di un lavoratore su due va avanti solo grazie a una vecchia intesa. Tra loro ben 2,9 sono dipendenti pubblici, che ormai da tempo vedono la crescita dei salari ferma a zero. In generale i tempi per l’aggiornamento del contratto di lavoro sono lunghi, chi lavora secondo formule scadute in media deve aspettare oltre due anni per averle in regola. E ad oggi mancano all’appello 51 rinnovi, tra cui anche i 15 contratti che fanno capo alla Pa.