La truffa della benzina annacquata – di Franco Esposito

Un dì Paese di santi, poeti e navigatori, oggi siamo il regno del trucco e dell’imbroglio. Siamo l’Italia che usa la truffa come sistema nazionale. Dovunque ti giri, incontri l’imbroglio. Zitti e mosca, la prendiamo sistematicamente in tasca. Questa volta tocca agli automobilisti, a tutti coloro che sono costretti a muoversi in auto, sui lunghi percorsi come in città. Il popolo che va a benzina scopre che, in realtà, finora è andato a acqua e benzina. Erogatori truccati e carburante adulterato. In Italia una buona percentuale di distributori vende benzina mista con l’acqua: il quattordici per cento di quelli sottoposti a controllo dalla Guardia di Finanza. Questo è uno degli scandali italiani più lerci. Sì, uno dei più sporchi, nonché estremamente redditizio per gli imbroglioni, i gestori dei distributori. Intanto, sotto l’aspetto delle tasse evase, un autentico boom. L’ha presa in tasca anche lo Stato.

L’acqua nel carburante, ma anche una quantità minore del dovuto. Il cliente è imbrogliato da due volte: carburante di  pessima qualità, annacquato, e molto meno di quello che paga. Semplice e ingegnoso, in questo secondo caso, il meccanismo dell’imbroglio: un telecomando nascosto dentro un scatoletta di mentine. Sembra impossibile, laddove i controllori delle Fiamme Gialle hanno provato che è possibile. Anzi di più: gli addetti ai distributori ne fanno largamente uso. Un trucco, una truffa, all’angolo di casa, nella piazza, allo svincolo della tangenziale, in autostrada. La Guardia di Finanza ha controllato 1.216 distributori. Quelli fuori regola e fuorilegge sono 174, ben distribuiti lungo lo stivale, la Penisola dell’imbroglio. In Sicilia gli irregolari scoperti e denunciati sono 27 su 139 controllati. Diciannove su 104 nel Veneto, 18 su 160 nel Lazio, 18 su 140 in Puglia, e via andare. Stupisce che la Campania non sia la prima della classe in questa truffa: 14 irregolari su 64 periziati, i re della truffa non abitano là, una volta tanto. I primi, i precursori, forse sì.

La sorpresa è in Val d’Aosta, due irregolari su due distributori controllati, il 100% dei truffatori.

Ma come è venuta fuori questa storia di MalaItalia? Automobilisti ignari dell’imbroglio, una volta effettuato il pieno, si sono ritrovati con l’auto in panne a pochi metri dal distributore. Ma si può? Avevano fatto il pieno di benzina annacquata. È successo, manco a dirlo, a Casalnuovo, in provincia di Napoli. Un congruo numero di automobilisti fermi sul ciglio della strada, a poche decine di metri dalla pompa che li aveva riforniti di carburante. “No, non è possibile, abbiamo fatto benzina poco fa”. La Guardia di Finanza ha appurato, dai campioni prelevati e analizzati, che quel carburante conteneva il 15% di acqua. Anche questa è delinquenza pura. Il gestore è stato denunciato, l’impianto sequestrato. Disattivato, chiuso, non più operativo, con le sue dodici colonnine e due cisterne piene di 20 milioni di litri di gasolio truccato. Una truffa milionaria.

Casalnuovo, in provincia di Napoli, è solo il primo caso scoperto dalla Guardia di Finanza. I finanzieri hanno setacciato l’Italia, nei primi undici giorni di agosto: scoperti 174 distributori irregolari, nell’immediata vigilia dell’ultimo esodo estivo, decisamente contenuto rispetto a certe abitudini del passato. Comunque popolato di auto e di automobilisti che hanno necessità di ricorrere al pieno. Frodi e truffe, il danno è anche per lo Stato. Nei primi sette mesi dell’anno la Guardia di Finanza ha rilevato che le tasse evase sui prodotti energetici, Iva e accise, sono cresciute di due volte e mezzo, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il duecentocinquanta per cento in più, da 41,3% a +157%. Imbroglioni e truffatori non si accontentano di truccare la benzina con l’acqua. Vanno oltre, provvisti di grande fantasia e desiderosi di prendersi tutto e subito dalle tasche degli automobilisti italiani. Oltre all’acqua, ecco le miscele con prodotti su cui le accise sono più basse: gasolio per agricoltura e pesca o biodiesel. O ancora, quei prodotti destinati all’industria petrolchimica, come solventi e vernici. E ultime ma non ultime, le colonnine truccate, che erogano meno carburante di quello richiesto e pagato.

Il trucco del telecomando nascosto in una scatoletta di mentine. Il telecomando a distanza serve per modificare il  contenitore digitale. A Palermo due impianti erano privi dei sigilli di taratura, manomessi. I misuratori alterati. Risultato: 8% di benzina in meno nel serbatoio; il 10% in Emilia. I gestori denunciati sono undici, per il momento. L’accusa è di  “uso di strumenti di misurazione alterati”. L’operazione della Fiamme Gialle ha portato al sequestro di 59 tra colonnine e pistole erogatrici. La truffa è corale e totale. A Pescara, mentre il benzinaio distraeva l’automobilista parlandogli di tergicristallo e cambio d’olio, il suo collega azzerava il display e modificava il prezzo. In pochi giorni, sette gestori sono stati sanzionati per “rimozione dei sigilli” e 61 per “violazione della disciplina sui prezzi esposti”. Un mistero gaudioso, sotto questo aspetto. Un autentico mistero della fede.

Tamoil ha il prezzo della benzina più alto, 1,838 euro al litro; Eni il meno costoso, 1,816 al litro. Come pure il prezzo del Diesel, 1,734 euro. A corredo della truffa del distributore, c’è il giro marcio dei depositi clandestini. Funziona così: il carburante viene stipato e venduto al nero; arriva da autotrasportatori compiacenti che ci fanno sopra la cresta, oppure dalle “forniture di calore in appalto”. Un giro questo complicato e fraudolento, che muove ovviamente ricchezza sporca.

In provincia di Napoli, nei giorni scorsi, la Guardia di Finanza ha scoperto un milione e 20 mila litri (sì, avete letto bene) di carburante venduti in nero. Quando non sappiamo; come sì: grazie alle schede elettroniche dei conta litri alternati. Nel suo complesso, questa è una delle più grandi truffe di tutti i tempi realizzate in Italia. Il Paese che pensa di andare a benzina e invece va ad acqua.