La mediocrità dell’omofobia – di Valentina Veziani

Aumentano le tragedie per i casi di “omofobia”, ossia quell’avversione, quella paura nei confronti di uomini omosessuali, fondata prettamente sul pregiudizio, definendo “diverso” colui che ha gusti e orientamenti sessuali differenti da chi viene definito “eterosessuale”. Aumentano i drammi causati da queste tristi avversità. Il bigottismo mentale, di una società abietta, ci mette di fronte a menti mediocri, soffocate dalla loro stessa inettitudine.

I gusti sessuali di un uomo non devono assolutamente permettere alla gente di deridere in alcuna maniera. L’uomo è nato libero di scegliere, non succube di una mentalità contorta che si può rivelare anche “assassina”. Dovrebbero esserci leggi più severe nei confronti di chi deride, diffama, rende la vita di un omosessuale un inferno; dovrebbe, altresì, la natura – visione utopistica – mettere in atto un sistema che vada a riassettare le menti di questi esseri incivili, sprovvisti di dignità, che si presentano alla società certamente come “elementi da scansare”.

L’istigazione al suicidio in Italia è un reato. L’80% dei casi di violenza omofobica e transfobica non vengono denunciati in Europa, per paura. Un crimine, perpetrato per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, che è “un crimine d’odio”.

Ci sono paesi in cui l’omosessualità è punita con la pena di morte: dunque l’uomo non è libero in una società moderna in cui i propri valori, i propri ideali dovrebbero prevalere su tutto? Si è sempre schiavi di una mentalità che si cela dietro un falso moralismo, pur di apparire perbenista?

Nel 2013 questi fatti non dovrebbero accadere; è umiliante per la dignità dell’essere umano sorbire eventi che traumatizzano coloro che li vivono, nell’impassibilità di un ambiente sociale che assume spesso “atteggiamenti persecutori e maniacali”. Il sistema giuridico ha delle leggi valide che vanno applicate in casi come questi, dove, a vent’anni o poco più, si decide di dar fine alla propria vita perché derisi, perché umiliati, inginocchiati, davanti a coloro che la pensano diversamente: è una vergogna per l’Italia! Che fatti come questi possano realmente colpire le coscienze di coloro che dovrebbero innanzitutto educarsi alla vita.

Rammentiamo le parole di Papa Francesco: “chi sono io per giudicare una persona gay?”; dunque, chi è la gente per decidere chi deve vivere e chi deve morire? Che gesti come questi possano far rinsavire le persone affette da una mediocrità, che, purtroppo, si rivela cronica. Chissà se dopo aver deriso, additato qualcuno, vostro figlio non vi stia aspettando a casa per dirvi: “Mamma sono gay”. Bene, siete sempre omofobi?