La Marca (Pd) a ItaliaChiamaItalia: ‘Abolizione Senato brutta notizia per circoscrizione estero’

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Roma – Abolire il Senato? "Come anglosassone sono d’accordo con una revisione della spesa, come rappresentante degli italiani nel mondo non posso essere favorevole a una diminuzione della nostra presenza parlamentare". Sceglie la strada della diplomazia Francesca La Marca, docente universitaria italocanadese eletta alla Camera con il Partito Democratico che, a proposito della nuova segreteria Renzi e della riforma del voto, preferisce non sbilanciarsi e rimanere in attesa degli sviluppi parlamentari. Intervistata da RepTv negli scorsi giorni, la deputata residente in Canada aveva parlato di "precarietà" riferendosi alla politica italiana dichiarando, inoltre, di recarsi a Toronto "almeno una volta al mese". Una frase che La Marca contesta poiché "non veritiera e frutto del montaggio".

Onorevole La Marca, in un’intervista rilasciata a Repubblica Tv ha definito "precaria" la politica italiana. Non fa parte anche lei di questa precarietà?

“Il montaggio di quell’intervista, che durava venti minuti ed è stata ridotta a trenta secondi, ha cambiato il significato delle mie frasi. Ho semplicemente detto che per una persona come me, che viene da un sistema anglosassone, la prima impressione che riceve nei confronti del sistema politico italiano è rappresentata da un senso di precarietà. Ci si trova davanti a un meccanismo complesso nel quale sembra che predomini la precarietà intesa come instabilità, due concetti che in inglese vengono espressi con lo stesso termine. Mi preme, inoltre, specificare che il montaggio della parte relativa ai miei viaggi ha cambiato la risposta. Nel video sembra che io torni a Toronto ‘almeno’ una volta al mese, mentre io avevo detto che torno una volta ogni mese o perfino due mesi”.

A proposito di contestazioni giornalistiche, insieme ai colleghi del Pd avete scritto una lettera al direttore del Sole 24 ore in risposta all’articolo di Gino Chiellino sulla presunta inutilità del voto estero. Non ritiene che sia anche responsabilità dei parlamentari eletti all’estero, se la circoscrizione viene così sottovalutata?

“Penso che esista un generale atteggiamento di sottovalutazione, non solo legato al nostro operato. Non posso parlare dei motivi che spingono anche un giornale autorevole come il Sole24Ore a ospitare un parere del genere ma, in linea generale, è evidente che chi non conosce determinate realtà estere tende a disprezzarle. Coloro che si pronunciano contro la circoscrizione e il suo funzionamento non ne conoscono le reali istanze e non sanno nemmeno perché ci sia bisogno di una rappresentanza sul territorio e di una in Parlamento”.

In questi giorni è in corso l’esame della riforma elettorale e, sui suoi profili social, ha parlato di malumori sempre più forti dentro il Pd e ha definito Stefano Fassina "un grande". Che cosa pensa dell’Italicum, visto che evidentemente non è una sostenitrice di Renzi? Non ritiene che dividersi internamente possa mettere a rischio la riforma o la difesa del voto estero?

“No, non è esatto dire che non sono una sostenitrice di Renzi. Finora si è dimostrato estremamente sensibile, aperto e attento al made in Italy e agli italiani nel mondo, quindi per ora la mia opinione è positiva. Apprezzo molto il fatto che nel Pd si possa dialogare internamente e anche avere punti di vista differenti, ho delle mie opinioni personali ma non hanno nulla a che fare con la riforma elettorale e, soprattutto, con quella costituzionale che sarebbe necessaria per cancellare il voto estero. Per questo motivo non credo che la circoscrizione sia in pericolo, nonostante non sia benvoluta da alcuni partiti. Per ora siamo presi dalla riforma elettorale e dobbiamo ancora capire quale testo uscirà fuori dall’iter parlamentare”.

Però, nel progetto di riforme da approvare, si parla anche di abolizione del Senato. In questo caso avreste meno rappresentanti per l’estero, perché verrebbero meno i senatori eletti sul territorio.

“Si tratta di una questione complessa, che deve essere approfondita. In linea generale, in parte anche poiché vengo da una cultura anglosassone, sono a favore di una riduzione dei parlamentari e di una razionalizzazione della spesa. Come rappresentante degli italiani nel mondo, però, non sono contenta, per noi è una cosa negativa, bisogna mantenere la rappresentanza”.

Con il nuovo ministro Mogherini condivide l’impegno in commissione Esteri e l’appartenenza allo stesso partito. Ha già avuto modo di presentarle le istanze del settore, dalla rete consolare alla cultura? Pensa che proseguirà il percorso di tagli intrapreso dalla riforma Dassù durante il mandato Bonino?

“Non ho ancora avuto modo di confrontarmi con il ministro che, pur essendo molto diversa da Emma Bonino, mi sembra altrettanto qualificata. In base ai suoi impegni passati, mi sembra disponibile e sensibile alla causa”.

Durante gli ultimi giorni del mandato Bonino, però, stava per essere ratificato l’accordo di sicurezza sociale con il Canada. Non teme che il cambio ai vertici possa rallentarlo o interromperlo? Ha in programma un incontro per sollecitare la questione?

“Non ho aggiornamenti su questa questione perché è ancora tutto da vedere, naturalmente mi auguro che l’arrivo di un nuovo ministro non comporti l’interruzione di quanto era stato già iniziato con il precedente”.

Nelle scorse settimane ha espresso la sua contrarietà per la chiusura dell’ambasciata di Santo Domingo. Che cosa ha fatto in concreto? Presenterà il problema al neoministro?

“Mi sono opposta alla chiusura dell’ambasciata, così come hanno fatto altri miei colleghi. Ho già in mente di portare all’attenzione del ministro questa vicenda così come anche altre relative alla circoscrizione estero e, soprattutto, alla mia ripartizione, della quale fa parte Santo Domingo. Ci troviamo di fronte a numerose questioni importanti”.

Quali sono le più urgenti?

“La più urgente, di cui mi sono occupata e continuerò ad occuparmi, è la questione della copertura sanitaria alla quale devono poter accedere gli italiani residenti nel mondo, poiché hanno stessi diritti di quelli residenti in Italia. Mi preme, inoltre, la questione della cittadinanza, è importante risolvere il problema per quegli italiani che, ad esempio, hanno dovuto rinunciare alla loro cittadinanza quando sono diventato cittadini americani o canadesi. Sono poi stata il primo parlamentare che ha presentato un disegno di legge sul riconoscimento della facoltà per le donne che hanno perduto la cittadinanza per matrimonio con uno straniero, a trasmetterla anche ai propri discendenti. Questa discriminazione a danno delle donne, superata pienamente sul piano della giurisdizione, che però comporta cause lunghe e costose, e non lo è ancora sul piano amministrativo. Una modesta modifica di legge, che però trova impedimenti per la difficoltà di mettere mano oggi in Italia ai temi della cittadinanza per la difficoltà di affrontare le problematiche legate all’adozione dello jus soli per i figli degli stranieri. Confido, tuttavia, che questo vulnus di discriminazione a danno delle donne possa essere definitivamente risanato. Dobbiamo poi pensare alla tutela e alla promozione della lingua e della cultura, gli scorsi governi hanno apportato riduzioni drastiche al settore mentre è importante tenere aperti gli istituti di cultura e aumentare i fondi”.

I parlamentari ripetono da anni che bisognerebbe dare più finanziamenti agli istituti di cultura ma poi, di fatto, i soldi non ci sono. Non sarebbe ora di cambiare il meccanismo, aprendo anche a una partecipazione privata?

“Non credo che il privato rappresenti la soluzioni. La verità è che si sono verificati tagli drastici nelle scorse legislature, non ha senso sprecare soldi per altre cose inutili e, invece, tagliare in settori fondamentali come questo. Si tratta di un problema economico, più promuoviamo la nostra cultura e più si invogliano i turisti a venire, come già avviene con il turismo di ritorno che ci garantisce sostanziale contributo economico. Proprio in questo momento di crisi bisogna cercare nuove opportunità”.

Nuove opportunità che, in Italia, possono essere create invece con il Job Act ideato da Renzi? Che opinione ha, come italiana e come anglosassone?

“Il Job Act è molto ben studiato e articolato, si tratta di misure positive che certamente potrebbero ottenere dei risultati, ma questo si vedrà con il tempo”.