L’Unità? Se non vende, è giusto che chiuda – di Vincenzo Donvito

Il quotidiano l’Unità ha annunciato che dal prossimo 1 agosto sospenderà le pubblicazioni perchè non ha più soldi. Abbiamo avuto modo di leggere diverse opinioni di chi ritiene questo fatto come una “ferita per la democrazia” e non si contano gli appelli alle maggiori istituzioni perchè in qualche modo intervengano per scongiurarne la scomparsa.

Noi non ci stupiamo più di tanto e non facciamo nessun appello. Anzi. Diciamo che è durato anche troppo, perchè sono anni che questo giornale – in ottima e numerosa compagnia – sopravvive a se stesso, non avendo più sufficiente quantità di acquirenti e contratti pubblicitari, e nonostante i soldi pubblici. Averlo mantenuto fino ad oggi è stata una illusione per chi ci lavorava e uno spreco dei soldi dei contribuenti.

Siamo consapevoli che è la legge sull’editoria che facilita operazioni editoriali di questo tipo e che sono decine e decine i giornali che campano grazie ai soldi dei contribuenti e non di coloro che, interessati, li acquistano o li usano come veicoli pubblicitari. E infatti noi saremmo per l’azzeramento di questa legge sull’editoria, di partito o meno poco importa: le imprese -incluse quelle editoriali – devono e possono essere tali solo se riescono ad imporre sul mercato i loro prodotti, non per il fatto stesso di esistere. (…)

Crediamo sia opportuno cogliere l’occasione della chiusura di uno dei due quotidiani del Partito Democratico (stendiamo un velo pietoso anche su quello che ci sembra il mercato dell’altro quotidiano di questo partito) per ricordare a chi ci governa, chi ci fa le leggi e chi determina il consenso per i due precedenti, che uno dei pilastri fondamentali per la ripresa e l’affermazione economica, politica e culturale (di cui l’informazione e’ un pilastro) del nostro Paese, deve necessariamente passare attraverso chi e’ capace di farsi ascoltare, scegliere ed acquistare e non attraverso chi sopravvive grazie ai propri legami politici.

E ci teniamo a precisare che non ci fa piacere di non poter leggere tutti i giorni, come abbiamo fatto fino ad oggi, il quotidiano l’Unita’, ma prendiamo atto che i soldi che davamo al nostro edicolante per acquistarlo, nonostante i soldi pubblici che prendeva, non erano sufficienti. E’ il bello, e il giusto, della democrazia, anche quella economica.

*presidente Associazione per i diritti degli utenti e consumatori