L’Egitto torna a bombardare la Libia, Isis pronta a vendicarsi (VIDEO)

E’ guerra in Nord Africa. L’Egitto torna a bombardare la Libia. Decine di miliziani dello Stato islamico (Is) sono stati uccisi o feriti in nuovi raid condotti nella notte dall’aeronautica egiziana, col supporto di quella libica, sulla città di Derna, roccaforte dell’Is nella Libia orientale. Fonti citate da Sky News Arab hanno sottolineato che i raid hanno colpito basi dell’organizzazione estremista nelle aree di Sayyedat Khadija, la zona di Shiha e la sede del tribunale religioso dell’Is a Derna.

Gli F-16 egiziani, dunque, sostenuti dai Mig libici delle forze aeree del generale Khalifa Haftar, legato al governo internazionalmente riconosciuto di Torbuk, hanno compiuto nella notte 7 raid aerei in Libia sulla roccaforte di Isis a Derna "uccidendo e ferendo decine di jihadisti".

I raid sulla Libia "sono parte del diritto dell’Egitto all’autodifesa per proteggere i nostri figli": lo ha detto il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shouky alla tv Al Arabiya. Il ministro ha detto che in seguito al video in cui l’Isis domenica ha mostrato la decapitazione dei 21 copti, "una forte e accurata reazione era necessaria".

Il ministro dell’Interno egiziano, Mohammed Ibrahim, ha detto che l’Egitto potrebbe inviare truppe in Libia per un’operazione di terra volta al rimpatrio dei propri cittadini, esplicitamente minacciati ieri dalle milizie islamiste che controllano Tripoli. "Tutte le opzioni sono sul tavolo", ha dichiarato Ibrahim.

Intanto il presidente egiziano al Sisi ha chiesto alle Nazioni Unite l’adozione di una risoluzione per consentire un intervento internazionale in Libia. Parlando alla radio francese Europe 1, il capo di stato egiziano ha ribadito la necessità di una risoluzione Onu in tal senso: "Non c’è altra scelta. Naturalmente è necessario che il popolo libico sia d’accordo e ci chieda di agire per ristabilire la sicurezza e la stabilità".

L’ambasciatore egiziano a Roma, Amr Helmy, intervistato dal Corriere della Sera spiega: “Stiamo portando la questione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu" perché la situazione "non riguarda solo l’Egitto: il Consiglio di sicurezza deve assumersi le sue responsabilità. L’Isis è a poche centinaia di chilometri da Roma, questa situazione deve essere presa più seriamente. Non basta attaccare in Siria e in Iraq, l’Isis in Libia è una minaccia imminente". "Si può creare – prosegue – una coalizione internazionale, una forza di intervento. Ci sono bombardamenti contro l’Isis in Siria e in Iraq, si può intervenire in Libia. Il paese è un totale fallimento".

Nel frattempo l’Isis prepara la propria vendetta nei confronti dell’Egitto. Il leader dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi, e’ pronto a vendicarsi dei raid aerei egiziani su Sirte e Derna, in Libia, ordinando nuovi rapimenti di lavoratori egiziani in Libia. Lo rivela il quotidiano saudita "al Riadh" che cita fonti bene informate della formazione jihadista. Secondo il giornale saudita "al Baghdadi ha pronta un’operazione veloce per vendicare i raid in Libia". Il giornale ha rivelato inoltre che "al Baghdadi ha inviato di recente un piccolo gruppo di suoi uomini a Sirte, approfittando dell’assenza di sicurezza nel paese, per formare un nucleo dello Stato islamico e diffondere l’ideologia del califfato. Ha trovato terreno fertile riuscendo a reclutare libici di Ansar al Sharia e sfruttando la presenza di tunisini reduci a Siria e Iraq che le autorita’ di Tunisi hanno respinto alla frontiera. Il nucleo inviato da al Baghdadi e’ riuscito infine a reclutare anche elementi legati al passato regime di Muammar Gheddafi”.